Milano, 14 mag – “Primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato” secondo Plutarco il numero 8 “bene esprime la potenza di Dio”. Non a caso disteso in orizzontale è ancora oggi utilizzato sia in fisica che in matematica per indicare l’infinito, ossia “ciò che non è soggetto a misurazione in quanto sfugge alla comprensione razionale”. Ottagonale ad esempio è la pianta di Castel del Monte – enigmatica fortezza fatta costruire nel XIII secolo da Federico II – così come la forma di gran parte dei battisteri cristiani.

Parlando invece (anche) di calcio – e in particolare della squadra attualmente a soli quattro punti dallo scudetto – tale cifra, stampata sul retro delle maglie rossonere, è appartenuta a diversi mostri sacri del nostro campionato: tra gli altri Liedholm, Rijkaard, Desailly. Ma soprattutto, dal 1999 al 2012, il titolare è stato un certo Gennaro Gattuso.

Sandro Tonali, dalla provincia alla metropoli

Dai tempi dell’ultimo Milan con legittime aspirazioni europee è passata almeno una generazione di calciatori. Ma ancora una volta il Diavolo deve ringraziare un altro centrocampista che (guarda caso) indossa la casacca che fu anche di Capello e Ancelotti.

Sandro Tonali, cresciuto tra Piacenza e Brescia, nel settembre 2020 è conteso dalle due compagini meneghine: prende l’A35 poco più che ventenne dopo una buona – a livello personale, decisamente più difficile per le rondinelle – stagione d’esordio in serie A. I rossoneri si aggiudicano quindi un’accesa stracittadina di mercato: prestito oneroso con diritto di riscatto per assicurarsi le prestazioni del miglior giovane cadetto 2018.

Tra Pirlo, Gattuso e De Rossi

Un’annata – la scorsa – di rodaggio, per poi sbocciare nelle ultime settimane e far esplodere tutto il suo talento. Difeso da Pioli nei momenti in cui le panchine abbondavano – “giocatore di qualità e prospettiva” – ha le carte in regola per entrare in pianta stabile anche in azzurro, dove ha già collezionato 8 gettoni. Visione di gioco, carattere, qualità e duttilità di ruolo (oltre che di piede) fanno sì che i paragoni con gli illustri predecessori si sprechino: l’ultimo – in ordine cronologico – quello dello stesso allenatore per il quale il suo mediano “ricorda De Rossi”.

“Essere milanista è un vantaggio”

Fiorito come un mandorlo a primavera, simbolo di nascita – un probabile fuoriclasse – e rinnovamento (del Milan): c’è tanto Tonali infatti in questa seconda parte di campionato. Un derby per prendersi la Curva Sud con quel “che c***o vuoi? Ci vediamo sotto” rivolto a Dumfries, tre reti per cucire mezzo scudetto sul petto della squadra del cuore. Sì, perché alle ormai tipiche caratteristiche il mediano-tifoso ha ultimamente abbinato un istinto da centravanti di razza.

Un giovane con le spalle abbastanza larghe da prendersi carico di uno spogliatoio che dopo il tracollo di Coppa rischiava seriamente di naufragare. Miliare l’importanza infatti della rete di rapina siglata in pieno recupero a Roma (sponda Lazio) nella domenica successiva. Punti di platino per l’allora traballante morale della truppa rossonera che si vanno a sommare agli altri – preziosissimi ai fini della classifica – racimolati settimana scorsa in quel di Verona grazie proprio alla doppietta segnata a cavallo dei due tempi nel giorno del ventiduesimo compleanno.

Analisi stucchevoli (e scontate) le lasciamo volentieri allo Sconcerti di turno: l’anima del Diavolo che punta dritto al tricolore è giovane, determinata e più italiana che mai.

Marco Battistini

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