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Roma, 18 dic – Dan Peterson è una figura iconica grazie innanzitutto all’inconfondibile voce che piombò nelle case degli italiani con il “fenomenale” spot del Lipton Ice Tea. Personalità poliedrica, ha un curriculum da jolly di successo: allenatore di pallacanestro, commentatore televisivo, giornalista, membro Italia Basket Hall of Fame. Da mitico “coach” e attento osservatore mostra però di avere le idee chiare anche sull’attuale situazione politica.

Immigrazione “problema enorme”

Nell’intervista a Panorama, sul numero da oggi in edicola, Peterson ha tuonato contro chi definisce l’Italia un “Paese razzista”. A suo avviso infatti la parola “razzismo” è “abusata, anche in America. Non c’è razzismo, ma ignoranza. Io non ho mai avuto problemi”. Un termine a suo avviso strumentalizzato: “Faccio l’esempio della senatrice democratica Kamala Harris: ha ritirato la sua candidatura alla Casa Bianca dicendo che non era benvoluta perché di colore. No cara signora, abbiamo appena avuto un presidente nero, stia zitta. Lei non sa governare e basta”, ha detto Peterson.

Ma il coach non tollera in particolar modo l’ipocrisia sull’immigrazione: “È un problema gravissimo. I Paesi non possono reggere. Non ci riesce l’America, figurarsi l’Italia. Negli States ci sono 39 milioni di irregolari. Fanno crollare il sistema di welfare e portano droga, criminalità, traffico di armi e di esseri umani. Queste persone che arrivano in Italia hanno una laurea? No. Hanno un diploma? No. Sanno fare un mestiere? No. Portano valore aggiunto all’Italia? No. Sono solo un costo enorme. Non sarà politically correct, ma è così”.

Altro che accoglienza

Quello di Peterson è un attacco senza mezzi termini ai buonisti: “C’è chi dice che l’Italia può accoglierne un milione. No, non può prenderne neanche cento. Stiano nel loro Paese a lottare, non accetto che scappino”. Il celebre commentatore sportivo, non abbocca neppure alla tipica retorica sulle socialdemocrazie scandinave, sovente prese a modello dalla sinistra italiana: “Si guarda sempre alla Svezia come al modello perfetto. È falso perbenismo: trent’anni fa a Stoccolma non c’erano stupri, ora è la capitale mondiale dello stupro. Se chi arriva in un Paese straniero vuole integrarsi con educazione è il benvenuto, ma non tutti i gruppi etnici sono disposti a farlo”.

“Obama è una nullità”

Peterson ha dimostrato poi di avere idee decisamente fuori dal coro mediatico anche sui personaggi politici. Di Salvini vorrebbe ad esempio “essere il suo consigliere” poiché “la mia impressione è che si circondi solo di yes men. È un pivot, quel giocatore di stazza e di sfondamento che sta sotto canestro a lottare perché è testardo”. Impietoso invece il giudizio su Barack Obama, altra icona della sinistra global: “Obama non ha fatto niente per noi. So che in Europa sono impazziti tutti per lui perché è un bel ragazzo, giovane, nero, che parla benissimo. Ma è una nullità”. Decisamente più benevolo invece il giudizio del coach su Donald Trump: “Vincerà la prossime elezioni. Sotto il suo mandato c’è più occupazione, è calata la disoccupazione e l’economia va forte”.

Eugenio Palazzini

7 Commenti

    • A confermare (in qualche modo) l’opinione di Peterson riguardo Barack Obama, credo rimarrà nella memoria di pochi il mai smentito commento fatto da Bill Clinton durante una conversazione “da uomo a uomo” con Ted Kennedy, successivamente spifferata ai soliti canali mediatici e che fece il giro del mondo (in 80 secondi): “Un tipo così ci avrebbe portato le borse, solo qualche anno fa”…

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