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Roma, 18 dic – Chi avrebbe mai detto che proprio Ferzan Ozpetek, il regista “guru” degli Lgbt italiani potesse dire qualcosa di semplice buon senso sulla maternità surrogata?

Ozpetek: “Avrei voluto figlio, ma la natura …”

Ozpetek ha rilasciato un’intervista a La Repubblica per promuovere il suo film di imminente uscita, La Dea Fortuna: Avrei voluto un figlio con Simone ma la natura lo impedisce” dice il regista turco parlando della propria situazione familiare. “E non volevo mettere in mezzo nessun altro o far crescere un bambino senza madre”. “Non è una critica all’utero in affitto” accorre a dire Ozpetek “le leggi devono essere per la felicità e la libertà di scelta delle persone. Ma non voglio togliere di mezzo la figura femminile, per me è la colonna portante della vita e della crescita” dichiara. E sempre per far sì che le sue parole non gli rendano inviso il mondo omosessuale, dice ancora: “Poi ho una coppia di amici che hanno avuto una bimba con l’utero in affitto e la fanno crescere in modo meraviglioso”.

Le critiche della comunità Lgbt

Dopo quest intervista numerosi siti internet a “vocazione” Lgbt se le sono fatte girare, accusando Ozpetek di tenere il piede in due scarpe. Quando, magari, parlando della sua vita privata il regista turco stava esprimendo la sua personale visione della vita familiare. A quanto pare, però, anche nei teatri Lgbt vige la regola del politicamente corretto; Ozpetek va appoggiato fino a quando non dice veramente ciò che pensa.

L’ipocrisia degli “attivisti”

Il che è ironico, perché il volersi uniformare a tutti i costi a questa narrazione Lgbt partorisce le goffe dichiarazioni degli attori protagonisti del nuovo film di Ozpetek, entrambi eterosessuali, che nel difendere strenuamente il modello di nuova famiglia arcobaleno cadono su frasi come quella pronunciata da Edoardo Leo, che definisce un omosessuale “un uomo che ha fatto una scelta diversa” , come se essere gay fosse una questione di scelte e non un orientamento sessuale. Gli stessi attori che pur da eterosessuali interpretano le parti che potrebbero essere facilmente assegnate a dei bravi attori genuinamente gay, ma che partecipano ai film di Ozpetek perché sanno che questa tematica non solo è di certo impatto, ma a guadagnarsi pure la medaglia da “attivista” pro Lgbt. Forse gli omosessuali italiani dovrebbero concentrarsi sull’opportunismo di certi personaggi invece che sul libero pensiero di Ozpetek.

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. …,gente che da il “culo” per avere audience LGBT, come chi interpreta ruoli sionisti per vincere, sicuramente, gli Oscar…

  2. La stessa istanza venne espressa alcuni anni fa da Dolce e Gabbana, i quali si attirarono i rabbiosi ed isterici strali di Sir Reginald Elton John e della comunità LGBT, che dunque indissero il bando ad oltranza verso i vestiti e l’attività dei due stilisti. Esistono evidentemente omosessuali che frequentano la facoltà ragionante (e a ciò va il nostro pieno rispetto) e, d’altro canto, vere e proprie checche isteriche avulse dalla medesima (sostanzialmente come mi disse una volta proprio un omosessuale che rifiutava l’identificarsi con i tratti “estroversi” di chi egli stesso definiva checca).

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