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Le imprese memorabili di Moser, il ciclista italiano più vincente di sempre

by La Redazione
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Moser, ciclista

Roma, 19 giu – Nella giornata di oggi, festeggiamo il compleanno del più vincente ciclista che finora l’Italia abbia mai avuto: parliamo di Francesco Moser. Nato a Palù di Giovo (Trento) il 19 giugno 1951, lo “Sceriffo” – così veniva chiamato – crebbe in una famiglia di sportivi, nella quale tre dei dodici fratelli entrarono anch’essi nel mondo del ciclismo professionista. Iniziata la carriera a soli 18 anni, riuscì a colmare il ritardo distinguendosi in diverse competizioni dilettantistiche e la notevole crescita esponenziale lo portò ad essere convocato già con la selezione italiana. Prese difatti parte ai Giochi del Mediterraneo nel 1971 a Smirne con un argento nella prova in linea, mentre l’anno seguente addirittura partecipò ai Giochi Olimpici, dove chiuse con due piazzamenti nella top ten: ottavo nella prova in linea e nono nella prova a cronometro.

Le prime vittorie

Passato a professionista nel 1973, al Giro d’Italia arriva la prima vittoria in una tappa, mostrando un assaggio di quella che sarà una strepitosa carriera. Già l’anno 1974, arrivarono, tra le altre, prestigiose vittorie come il Giro di Piemonte, il Giro dell’Emilia e la Parigi-Tours. L’anno dopo arriva la prima Classica Monumento, ossia il Giro di Lombardia. Conquistato anche il titolo di campione italiano, prende parte al Tour de France 1975, in quella che sarà l’unica Grand Boucle per Moser. La vittoria di tappa nel prologo gli garantisce la maglia gialla per sette giorni, salvo poi lasciare la contesa ai grandi. Per inciso, Bernard Thévenet avrà la meglio su Eddy Merckx. Comunque, lo Sceriffo porterà a casa un’altra vittoria di tappa, la classifica giovani e il settimo posto nella generale. Nel 1976 arrivarono 3 vittorie di tappa al Giro, la maglia ciclamino della classifica a punti (ne vincerà 3 consecutive) e un argento mondiale, dietro al belga Freddy Maertens. Fu secondo al Giro delle Fiandre.

La Rosa e il record dell’ora

Nel 1977, nonostante 13 giorni in maglia rosa, dovette cedere a Michel Pollentier. Si riscattò con la Freccia Vallone e, soprattutto, l’oro mondiale a San Cristóbal (Venezuela). Gli anni a seguire, dopo piazzamenti d’onore, arrivarono finalmente le Grandi Classiche: dal 1978 al 1980, Moser si impose per tre volte consecutive alla Parigi-Roubaix (eguagliato Octave Lapize, nessuno in seguito riuscì a imporsi più volte consecutivamente), sempre nel 1978 arrivò il secondo Giro di Lombardia e quell’anno un altro argento mondiale al Nurburgring, in Germania. Sfiorò la Liegi-Bastogne-Liegi arrivando terzo nel 1978 nella sua unica partecipazione, e ancora il Giro delle Fiandre nel 1980 giungendo secondo. Al Giro, non fu altrettanto fortunato: nonostante le numerose vittorie di tappa, fu secondo nel 1977 e nel 1979, mentre fu terzo nel 1978. Si consolò con successi in giri minori.

Dopo alcune stagioni sottotono, condite comunque da diversi successi, finalmente arrivò l’anno giusto per conquistare la tanto agognata Corsa Rosa: il 1984. Moser riuscì nell’ultima cronometro a superare il classifica Laurent Fignon, tra le polemiche, grazie all’utilizzo delle ruote lenticolari, una novità per il mondo del ciclismo. Quell’anno gli regalò anche la Milano-Sanremo e il record dell’ora appartenente a Eddy Merckx da 12 anni, grazie sempre all’utilizzo delle ruote lenticolari, che davano vantaggio in termini di aerodinamicità. Nel 2000, venne deciso dagli organi competenti che il record dell’ora poteva essere riconosciuto solo se si fosse utilizzata una bicicletta con ruote a raggi, mentre a coloro che hanno utilizzato le ruote lenticolari, veniva riconosciuto il titolo di “miglior prestazione sull’ora”. Tornando a Moser, il 1984 gli regalò un decimo posto nell’unica partecipazione alla Vuelta a España. Dopo due piazzamenti nel podio nella Corsa Rosa nei due anni seguenti, nel 1987 vinse la sua ultima competizione, ovvero il Trofeo Baracchi. Nel 1994, a Città del Messico, tentò addirittura di riprendersi il record dell’ora (prima appunto della correzione del 2000), ottenendo a 42 anni la seconda migliore prestazione di sempre per l’epoca. Una carriera dunque chiusa con 273 successi all’attivo, terzo in assoluto dopo Eddy Merckx (426) e Rik Van Looy (379).

Una memorabile rivalità

Memorabile fu la rivalità con Giuseppe Saronni, nata soprattutto per antipatie personali che si riflettevano in corsa, ricordando per certi versi la rivalità tra Fausto Coppi e Gino Bartali. Due sono gli episodi emblematici: il 2 giugno 1979, nel post tappa Treviso-Pieve di Cadore, ci fu una lunga discussione televisiva. Knut Knudsen, rivale di Saronni per la maglia rosa, cade. Saronni accusa Moser di non averlo aiutato a guadagnare tempo in una alleanza tutta italiana, con quest’ultimo che si difese sostenendo che da giorni Saronni lo provocava. Al campionato italiano 1981, Saronni – detentore del titolo – disse di non essere preoccupato da Moser e che i favoriti erano altri. Moser indispettito mandò all’attacco uno per volta tutti i suoi gregari, sfiancando ed innervosendo Saronni, che anche durante la corsa usò toni duri. Moser scattò e vinse a pochi chilometri dal traguardo.

Manuel Radaelli

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2 comments

norrin radd 20 Giugno 2020 - 4:52

no dai vincente di sempre, era forte nelle corse singole in pianura, in quelle grandi a tappe, giro e tour ed in salita in confronto a.coppi e bartali era una pippa..

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Evar 21 Giugno 2020 - 1:38

Sicuramente un grandissimo, ma l’emotrasfusione l’ha aiutato molto e forse più delle lenticolari nel record dell’ora.

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