Roma, 25 mar – Moise Kean, la nuova stella della nazionale italiana, ha diciannove anni ed è nato da genitori originari della Costa d’Avorio. E neanche ha finito di festeggiare il gol alla Finlandia che per la stampa nostrana è diventato un nuovo baluardo di integrazione e “figurina” pro ius soli.

“Io sono cittadino italiano dalla nascita, perché i miei genitori sono qui da più di trent’anni e sono italiani anche loro. Dispiace per chi non ha la cittadinanza anche se è nato qui: siamo nello stesso Paese e bisogna trattare tutti come italiani. Non c’è diversità”. Queste le parole del giovane fenomeno, spesso accostato a Mario Balotelli (anche se sul piano del comportamento il paragone è quantomeno prematuro). Che Kean sia forte, parliamoci chiaro, non c’è dubbio: lo stesso Ct della nazionale, Roberto Mancini, ne è entusiasta.

Ma da qui a farlo diventare un supereroe che combatte per lo ius soli, ce ne passa. Kean é italiano in quanto i suoi genitori, rispettando le regole, sono alfine giunti ad ottenere la cittadinanza. E’ lui stesso, infatti, a specificare che la sua famiglia risiede nella nostra nazione da più di trent’anni. Le domande che gli vengono rivolte sono capziose e lui, forse ingenuamente, si limita a fare un piccolo proclamo contro la discriminazione: non scende granché nel dettaglio – probabilmente non sarebbe in grado di farlo. Non è il suo campo.

“Il ragazzo si farà”, per dirla alla De Gregori: se vuole diventare una bandiera probabilmente riuscirà continuando a mietere vittorie. Ma con buona pace della stampa (Corriere della Sera in primis che ha titolato l’articolo sul giovane Moise “Ius soli, parla l’azzurro Kean: “Noi nati qui siamo tutti italiani”, sino all’immancabile Repubblica, Giornalettismo, e chi più ne ha più ne metta) non è un portavoce di istanze politiche elaborate come quelle che vogliono attribuirgli, facendolo diventare uno spot elettorale. E il suo caso non è assimilabile a quello di altre centinaia di migliaia di immigrati irregolari che, per quanto possano essere fenomeni in attacco, non hanno il diritto di diventare italiani. L’Italia  non ha bisogno di eroi “importati”: abbiamo dimostrato nella Storia di potercela benissimo cavare da soli.

Ilaria Paoletti

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