Roma, 26 ott — Dopo il tennista Djokovic, un altro sportivo che fa scalpore rivelando la propria avversione nei confronti del vaccino: si tratta del calciatore del Bayern Monaco e della nazionale tedesca Joshua Kimmich, premiato lo scorso anno come migliore difensore della Champions League. Sabato scorso lo sportivo ha sollevato un polverone dopo aver ammesso di non essersi ancora sottoposto al vaccino anti Covid, riferendo di avere «alcune riserve, soprattutto sulla mancanza di studi a lungo termine».



Kimmich non si vaccina (ma raccoglie fondi per la distribuzione nei Paesi poveri)

Nonostante il rifiuto di farsi inoculare, Kimmich sostiene di non essere contrario al vaccino, appoggiando il diritto alla libera scelta. E il calciatore non è per nulla insensibile alla tematica del coronavirus, tanto da avere lanciato, insieme al compagno di squadra Leon Goretzka, WeKickCorona, una campagna di raccolta fondi da donare ai propri connazionali in sofferenza per la crisi economica ingenerata dalle restrizioni pandemiche. Curiosamente, però, parte dei ricavati andrà alla Covax, la più grande organizzazione al mondo che si occupa dell’accesso equo ai vaccini per i Paesi in via di sviluppo: 500mila euro che copriranno «i costi logistici e di consegna del vaccino per circa 132mila persone nei paesi sostenuti dall’Unicef».

Le ragioni del “gran rifiuto”

Le ragione del «no», Kimmich le ha esposte in diretta Tv in un’intervista a Sky Sports Germania, dichiarando di non sentirsi del tutto sicuro per «la mancanza di studi sugli effetti del vaccino a lungo termine». Per ora, il calciatore preferisce aspettare nuovi dati riguardo la sicurezza dei sieri attualmente a disposizione. Nel frattempo assicura di osservare scrupolosamente i protocolli anti Covid. «Sono ovviamente consapevole della mia responsabilità, seguo tutte le misure igieniche e mi sottopongo a test ogni due o tre giorni. Ma sono anche convinto che ognuno dovrebbe prendere la decisione da solo. Tuttavia — conclude — non sono né un negazionista del Covid né contrario ai vaccini. Inoltre, non dico che non mi farò affatto vaccinare. È molto probabile che riceverò il vaccino in futuro».

Le dichiarazioni di Kimmich hanno suscitato forti critiche. Lo sportivo ha subito attacchi da parte di media e varie personalità del mondo sportivo tedesco, non ultima dallo stesso amministratore delegato del Bayern, l’ex calciatore Karl-Heinz Rummenigge. «In quanto personaggio pubblico, ma anche in generale, sarebbe meglio se si vaccinasse». Il Ceo Oliver Kahn e il presidente Herbert Hainen hanno invece difeso la posizione del calciatore. «Raccomandiamo a tutti di vaccinarsi. Lo abbiamo sottolineato attraverso diverse campagne. Ma dobbiamo rispettare quando uno o l’altro ha un’opinione diversa. È molto importante — ed è nostro dovere come club — mostrare costantemente consapevolezza».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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