Roma, 1 mar – La Battaglia di Santiago è il soprannome dato a quella che sulla carta doveva essere una partita tra Cile e Italia, valevole per la fase a gironi dei Mondiali di calcio del 1962 giocati proprio in terra cilena, ma che nella realtà dei fatti divenne una guerra a suon di garofani e pugni.

L’orgoglio ferito

L’Italia era contraria a giocare il Campionato del Mondo in Cile per le evidenti carenze nelle infrastrutture, nel frattempo acuitesi dopo la tragedia del terremoto di Valdivia del 1960. A colpire l’orgoglio cileno e a stuzzicare i sentimenti anti-italiani, però, ci pensarono i giornalisti Corrado Pizzinelli della Nazione e l’ex comunista/partigiano/socialista Antonio Ghirelli, inviato del Corriere della Sera. I due non usarono mezzi termini per descrivere la terra dei Moai, presentandola invasa di “denutrizione, prostituzione, analfabetismo, alcoolismo, miseria”, tracciando gli abitanti come “dei regrediti” e rimarcando “l’infinita tristezza della capitale cilena”. I giornali locali, già contrari all’utilizzo di oriundi – i giocatori sudamericani naturalizzati italiani – andarono ad alimentare l’infuocante atmosfera prepartita, ribattezzando l’incontro come “Guerra Mondiale”.

Tra garofani e pugni

Per alleggerire il clima, i giocatori italiani entrarono nel campo del Estadio Nacional de Chile lanciando mazzi di garofani bianchi ai 66mila spettatori presenti, ricevendo in cambio un’assordante bordata di fischi. Molti anni più tardi, l’ex portiere azzurro Enrico Albertosi commentò così l’accoglienza dei tifosi cileni: “Il pubblico ci aspettava con il fucile puntato”.

Si parte e dopo cinque minuti inizia l’incontro di arti marziali miste. L’azzurro Mario David assestò due calci a un giocatore cileno, reo di aver reagito dopo un fallaccio del difensore italiano. Durante la discussione e lontano dalla visuale dell’arbitro, l’oriundo Humberto Maschio, sferrò un pugno al volto al numero 11 cileno Leonel Sánchez. Due minuti più tardi, un fallo di reazione dell’azzurro Giorgio Ferrini costò l’uomo in meno alla nazionale italiana. Nel corso delle polemiche per il cartellino rosso, Sánchez decise di rifarsi, fratturando il naso a Maschio con un pugno. Il numero 8 italiano continuò a giocare lo stesso, in quanto le sostituzioni non erano ancora ammesse.

Allontanato dal campo Ferrini – decisivo l’intervento dei Carabineros de Chile -, la partita riprese tra numerosi falli non fischiati che culminarono con l’ennesima reazione. Ancora protagonista Sánchez – figlio dell’ex campione di pugilato Juan Sánchez – che servì un nuovo pugno a David, senza essere sanzionato. La controffensiva dell’italiano, un calcio volante all’altezza della spalla, costò la seconda espulsione per la squadra allenata da Paolo Mazza.

L’esito della Battaglia di Santiago

L’Italia la sua battaglia la giocò: in nove contro undici e con Maschio infortunato, difese lo 0-0 sino a 17 minuti dal termine, ma non riuscì a evitare la sconfitta. Cile-Italia finì 2-0 con le reti di Ramírez al 74′ e di Toro all’88’, portando la nazionale italiana all’eliminazione dai Mondiali.

Francesco Campa

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1 commento

  1. Che bello il calcio di una volta…, era quello che trascinava il pubblico vitale. Ora è roba da fighetti strapagati, oggi morente; ben peggio.

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