Milano, 1 mar — La Scala di Milano, con le sue assurde pretese-diktat di rifilare patentini ideologici a destra e a manca, si perde un altro artista di fama internazionale. Così dopo il maestro Valerij Gergiev, silurato da Sala per non aver abiurato Putin, è il turno della soprano Anna Netrebko, protagonista delle ultime prime della Scala di Milano.

Anna Netrebko si accoda a Gergiev

A differenza del direttore d’orchestra, però, nessuno ha dichiarato la Netrebko persona non grata qualora non avesse condannato l’operato di Putin. Semplicemente, negli ultimi giorni la cantante lirica non si è presentata alle prove. Così come Gergiev non ha risposto a Sala. O meglio, una risposta c’è stata, ben più eloquente di una semplice dichiarazione: il maestro ha lasciato Milano, gesto con cui ha fatto ben intendere che lui, con i patentini anti-questo o anti-quello emanati dal soviet al caviale di Sala, al massimo ci si può lustrare le scarpe.

Vero è che la Netrebko nei giorni scorsi aveva rilasciato una dichiarazione in cui condannava il ricorso all’invasione: «Sono contraria a questa guerra. Voglio che finisca e la gente possa vivere in pace». Ma, c’è un «ma» grosso come una casa: «Costringere a denunciare la propria terra d’origine non è giusto», ha precisato. E ha chiosato: «Sono in salute, ma non verrò». Una dichiarazione che ha spinto il direttore generale del Metropolitan Opera di New York Peter Gelb a sospendere la collaborazione con l’artista. E immaginiamo che a cascata arriveranno presto i forfait di molte altre filarmoniche alla ricerca di pass ideologici. 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. Si chiama “prendere le distanze” . Non c’è niente di persecutorio. Serve per fare perdere popolarità ad un pazzo con l’arsenale nucleare tra le mani. Il titolo è migliore dell’articolo

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