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Roma, 21 apr – Dichiarazioni clamorose e per certi versi piuttosto scioccanti, dunque destinate a scatenare una ridda di polemiche, quelle del centravanti dell’Inter, Romelu Lukaku. “Abbiamo avuto una settimana libera a dicembre (durante la pausa natalizia, ndr). Siamo tornati e giuro che 23 giocatori su 25 erano malati. Non è uno scherzo”. E’ quanto raccontato dal bomber nerazzurro durante una diretta Instagram con Kat Kerkhofs, presentatrice nonché moglie dell’attaccante belga del Napoli, Dries Mertens. In pratica quasi l’intera squadra dell’Inter, stando a quanto affermato da Lukaku, avrebbe accusato sintomi analoghi a quelli provocati del coronavirus già nei primi giorni di gennaio. Ben prima dunque dei primi casi positivi individuati in Italia.

“Tutti tossivano e avevano la febbre”

“Abbiamo giocato in casa contro il Cagliari e dopo 25 minuti il nostro difensore Milan Skriniar ha dovuto lasciare il campo. Non poteva andare avanti ed è quasi svenuto. Tutti tossivano e avevano la febbre. Questo mi ha infastidito. Durante il riscaldamento, ho sentito delle insolite vampate di calore. Non avevo la febbre da anni. Dopo la partita – ha detto ancora Lukaku – avevo una cena in programma, ma ho ringraziato e sono andato dritto a letto. Non abbiamo mai fatto test per il Covid 19 in quel momento, quindi non sapremo mai con certezza se eravamo positivi”. Le parole dell’attaccante dell’Inter sono senza alcun dubbio pesanti, soprattutto se dovessero essere confermate dagli altri giocatori della squadra milanese.

Lukaku ha pure detto che adesso i giocatori nerazzurri sono spaventati e dunque affatto convinti di dover proseguire il campionato. “Sono tornato in Italia. Ci è stato permesso di tornare a casa per un po’, ma siamo stati rapidamente richiamati perché il campionato potrebbe ricominciare. Il mio compagno di squadra Diego Godin, ad esempio, ha dovuto prendere tre voli per arrivare in Uruguay. Dopo alcuni giorni, è dovuto tornare. Eravamo tutti in uno stato di shock sul fatto che dovessimo tornare. Nella nostra chat di gruppo, tutti hanno temuto la quarantena di altre due settimane”.

Alessandro Della Guglia

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