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Roma, 11 ott – Italia, Spagna, Belgio, Francia. Sono queste le nazionali che nella settimana appena passata si sono giocate la fase finale della Uefa Nations League, torneo continentale minore giunto alla seconda edizione. La competizione, nata da un’idea di Michel Platini per sostituire le non sempre attendibili né remunerative amichevoli, assegna due posti agli spareggi di Qatar 2022. Le sopracitate selezioni si stanno comunque già guadagnando nei rispettivi gironi di qualificazione l’accesso diretto ai prossimi mondiali. Piccola curiosità, tutta italiana: il trofeo – in argento, alzato ieri sera dalla Francia dopo il 2-1 sugli iberici – è realizzato da una ditta di Avellino.



I campioni d’Europa arrivano all’appuntamento dopo le non esaltanti prestazioni settembrine. Le scelte di Mancini vanno comunque a premiare il blocco di Euro 2021. Unica differenza la lista più corta – 23 giocatori – oltre a qualche fisiologica defezione causata dagli infortuni. Prima convocazione per l’interista Dimarco, terzino dal mancino educato e capace di ricoprire più ruoli, premiato per l’ottimo inizio di stagione.

La semifinale: è ancora Italia – Spagna

Altro giro quindi, altra semifinale italo-iberica. 93 giorni dopo la sfida londinese gli azzurri tornano a incrociare i tacchetti di quella roja allenata dall’ex-romanista Luis Enrique che in estate ci ha dato tanto filo da torcere. Nel derby delle penisole mediterranee in salsa Nations League i nostri scendono in campo con il collaudato 4-3-3. Le assenze forzate di Immobile e Belotti costringono il selezionatore a schierare Bernardeschi falso nove.

Al Meazza di Milano gli spagnoli si presentano con il solito palleggio, il ritmo è gradevole e la gara vive di fiammate. Tra il 17′ e il 19′ gli ospiti prima passano – Ferran Torres su giocata di Oyarzabal – poi colpiscono un legno con la complicità di un fischiatissimo Donnarumma (un tale trattamento a chi sta comunque degnamente rappresentando il tricolore non è mai opportuno ma – visto il contesto – chi è causa del suo mal pianga se stesso). Poco dopo la mezz’ora, invece, è l’Italia a sfiorare il pareggio, Bernardeschi centra il palo e Insigne, un minuto più tardi, si divora il tipico rigore in movimento. Sul finire di frazione gli episodi che indirizzano definitivamente l’incontro: il russo Karasev troppo severo nel sventolare il secondo giallo a Bonucci  e, in pieno recupero, il raddoppio con gli stessi protagonisti dello 0-1.

L’Italia, stranamente disattenta in fase difensiva, costretta quindi a giocare con l’uomo in meno si ridisegna con un più abbottonato 4-4-1. Un grandissimo intervento del numero 21 in maglia grigia evita un passivo troppo pesante e a 7′ dal termine Chiesa a tu per tu con Unai Simon serve a Pellegrini la più facile delle reti. Con questo 1-2 casalingo si chiude dopo 3 anni – e 37 partite – la storica serie positiva della nazionale italiana.

Anche in Nations League l’Italia regola nuovamente il Belgio

Nella finale di consolazione troviamo il Belgio – rimontato (3-2) dai Bleusnettamente battuto a luglio nel quarto disputato a Monaco di Baviera. Donnarumma capitano (per trovarne uno più giovane dobbiamo tornare al 1965, quando a indossare la fascia era un ventunenne Rivera) guida una squadra che nell’11 iniziale registra qualche novità e il ritorno al “vero” nove, vale a dire Raspadori. Azzurri subito propositivi: palla a terra e trama di gioco verticale costringono sulla difensiva gli avversari che per 25′ non vedono la sfera. Solo uno squillo dei calciatori in maglia bianca, con il milanista Saelemaekers che si coordina alla perfezione ma timbra la traversa. Sul versante opposto Chiesa, Berardi e Raspadori provano ripetutamente a far capitolare Courtois.

Per passare bisogna però aspettare la ripresa. Neanche un giro di lancette e una splendida girata al volo di Barella sblocca la disputa. Tutto in discesa ora: Chiesa atterrato in area, Berardi (65′) dal dischetto non perdona. Per quanto mostrato il doppio vantaggio è decisamente meritato – nonostante il Belgio colpisca altri 2 legni – e a nulla vale il 2-1 di De Ketelaere. Vittoria in scioltezza e terzo posto utile per gli amanti delle statistiche: primo successo che fa ripartire il conteggio. Ora testa alle qualificazioni mondiali.

Marco Battistini



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