Roma, 14 nov – Agli occhi del grande pubblico lo spartiacque è la prima Juve contiana, passata nella vincente stagione 2011/2012 da un inadatto 4-2-4 al più proficuo 3-5-2. L’utilizzo della difesa a tre, che da molti addetti ai lavori è oggi considerata come una valida alternativa al canonico schieramento a quattro, è stata visto per un lunghissimo periodo come fumo negli occhi. “Eh ma ci vogliono 3 difensori con le palle quadrate” spiegavano i tecnici meno inclini al cambiamento. “Eh ma così si finisce a difendere in 5” osservavano i palati più fini. Fatto sta che a distanza di un decennio scarso dallo sdoganamento, l’elenco degli allenatori di Serie A che scelgono la disposizione difensiva tanto cara al nuovo comandante del Tottenham – chi sempre, chi all’occasione – è davvero folto. Da Simone Inzaghi a Gasperini passando per Juric, gli oramai ex di Genoa e Salernitana Ballardini e Castori, oltre al “solito” Mazzarri.



La prima esperienza a Reggio Calabria

E’ verso la fine degli anni ‘80 che questa grande eresia inizia a farsi spazio nell’Italia pallonara. Dopo un’onorata carriera da calciatore (Milan, Roma, Fiorentina, Inter) Nevio Scala – oggi imprenditore dell’omonima azienda vitivinicola – decide di far proseguire la sua carriera nel mondo pallonaro dalla panchina.

Una breve esperienza nelle giovanili del Lanerossi fa da trampolino per il grande salto, con la Reggina portata al primo colpo nel campionato cadetto. Corrono le idee di Scala, corrono gli amaranto sul rettangolo verde. Nel giugno ‘89 il quarto posto in coabitazione con Cosenza – altra neopromossa – e Cremonese comporta lo spareggio contro i grigiorossi che, a Pescara davanti a più di 20mila reggini, hanno la meglio solo ai rigori.

I tre centrali di Nevio Scala per stupire l’Europa

Il “miracolo” appena sfiorato sullo Stretto comporta la chiamata dell’ambizioso Parma. L’eredità è di quella pesanti – Sacchi, Zeman – ma i crociati centrano subito il salto in Serie A. Per uno strano scherzo del destino il percorso ducale del Nevio nazionale inizia proprio dall’amata Reggio Calabria (0-0 alla prima giornata). Seguiranno poi le affermazioni in patria e i successi continentali, tutti accomunati da un unico comune denominatore: 3 difensori e 2 fluidificanti inizialmente alzati (quasi) sulla linea dei centrocampisti.

Minotti funge da libero, Apolloni è lo stopper, mentre nella posizione di terzo centrale si piazza il belga Grün. Sulle fasce lo sfiancante compito è assegnato ancora a Donati e Gambaro, per poi – nel corso degli anni – vedere agire lungo le linee laterali anche Di Chiara, Mussi e, soprattutto, Benarrivo. Per le gambe (e i polmoni) degli esterni, in Calabria come in Emilia, è fondamentale altresì la figura di Ivan Carminati, giovane e fedele preparatore atletico del primo Nevio Scala.

Il divismo è una piaga

Il manuale del calcio non è solo accorgimenti tattici, in quanto alla fine “sono i giocatori che gestiscono la situazione. Basta dargli i giusti input a seconda di come attacca la squadra avversaria, poi vanno a memoria. Il resto, parlare di difesa a 3, a 4 o a 5… sono solo parole che riempiono la bocca alla gente”. Anzi, per raggiungere l’inimmaginabile, fondamentale è un gruppo solido. E, meglio ancora, l’assenza di prime donne. Inequivocabili in tal senso le sue parole: “I divi non li ho e se li avessi li pregherei gentilmente di mettersi al totale servizio della comunità. Il divismo è una piaga, io lavoro per costruire un’allegra, briosa, coraggiosa compagnia”.

Maestri della panchina, filosofi del bel gioco. Quante volte hanno abbinato questi paroloni a tecnici che alla lunga si sono rivelati modesti fuochi di paglia. Ma se i complimenti svaniscono in fretta, gli allori rimangono. Potrebbe tranquillamente essere uno dei migliori opinionisti dei salotti calcistici, preferisce la tranquillità della sua vigna nei colli Euganei. Poco male, per questo pioniere della pedata continuano a parlare i risultati raggiunti.

Marco Battistini

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