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Roma, 9 ago – Come ha fatto Filippo Tortu a prepararsi per le gari di Tokyo durante il lockdown? “Si allenava in un bosco accanto casa, ma non puoi preparare un’Olimpiade così”. Eppure la saetta venuta dalla Sardegna, tenace e perseverante, si è dimostrato più forte di tutto (e di tutti, ça va sans dire), anche delle restrizioni. Perché “so che in gara dà tutto e può correre decontratto. Ci è riuscito nel momento più importante: il suo lanciato è la mia Olimpiade”, dice il padre di Filippo, Salvino Tortu, che è pure allenatore della medaglia d’oro nella 4×100, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.



Tortu, tra corse nei boschi e caparbietà

E dire che fino a quella strepitosa finale il velocista sardo non era riuscito ad esprimersi al meglio. Non solo per via degli allenamenti improbabili a cui è stato costretto durante il primo lockdown. Tortu si è infatti beccato anche il coronavirus, tutto tranne che un toccasana per un atleta che si sta preparando ai Giochi olimpici. “Il Covid è una brutta bestia, Filippo l’ha patito tanto. A gennaio ha perso 3-4 chili, a marzo abbiamo ricominciato la preparazione da capo. Il progetto iniziale della stagione – spiega il padre di Tortu – era puntare alla finale olimpica dei 200. Succede sempre qualcosa che ci costringe a cambiare i programmi. Durante il lockdown ci siamo allenati in un bosco accanto a casa e non puoi preparare un’Olimpiade così. Sapevo che le prime gare non avrebbero corrisposto alle aspettative”.

Tutto per la Nazionale

Già, non resta che immaginarsi cosa avrebbe potuto fare Filippo anche nelle prime gare con un perfetto allenamento. E ora, quali progetti per il velocista italiano? “Si va in Sardegna, perché lì abbiamo condizioni ideali. Le opzioni ora sono tre: cercare un 200, ma con zero preparazione, fare dei 100, oppure niente. Va assorbita l’emozione di Tokyo: tornare a correre per fare 10″30 non avrebbe senso. Filippo tra l’altro a Tokyo si è consumato, è scavato in viso, ha perso un paio di chili. Tornare sui blocchi potrebbe non essere scontato”.

Tocchiamo ferro e contiamo sulla caparbietà di Filippo, sulla sua classe, sulla sua straordinaria capacità di andare oltre ogni difficoltà. E poi “darebbe tutto per la Nazionale: quando Desalu gli ha passato il testimone da portare al traguardo, semplicemente, l’ha fatto”, fa presente il padre. Già, lo abbiamo visto anche noi. Così come abbiamo notato quella meravigliosa emozione che lo ha rapito durante l’inno di Mameli.

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Avanti Filippo, avanti e più avanti ancora.

Alessandro Della Guglia

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