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Roma, 13 feb – Il 23 novembre 2017 fu per la nazionale italiana la notte più buia dell’ultimo mezzo secolo. L’eliminazione della compagine guidata dal malcapitato Gian Piero Ventura in favore della modestissima Svezia ci esclude, per la terza volta nella storia, dai nastri di partenza della massima competizione calcistica. Prima di Russia 2018, infatti, la selezione azzurra rinunciò – insieme ad altre nazioni europee – alla partecipazione di Uruguay 1930 per motivi logistici (si vocifera anche a causa di qualche grana di troppo con gli organizzatori per la questione degli oriundi) e non riuscì a qualificarsi per Svezia 1958, colpa di un altro spareggio indigesto contro i non proprio irresistibili pedatori nordirlandesi.

Quindici anni di vacche magre

Un movimento, quello calcistico nazionale, che in questi 15 anni ha sicuramente pagato dazio per il mancato cambio generazionale – a livello qualitativo – tra i protagonisti della trionfale campagna teutonica di Germania 2006 e la squadra che lo jesino Roberto Mancini sta plasmando per affrontare Euro 2021.

Se infatti escludiamo la felice parentesi di Euro 2012 che ha visto i nostri arrendersi solamente in finale alla Spagna versione “Armada Invencible” – campione del Mondo 2010, campione d’Europa 2008 e appunto, 2012 – gli azzurri hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. Nemmeno Antonio Conte, per curriculum, vittorie e “recensioni” degli stessi giocatori uno dei migliori tecnici contemporanei, ha saputo costruire qualcosa di duraturo. Forse anche per il fatto di aver plasmato durante il biennio una squadra “troppo” a sua immagine e somiglianza. Difficilmente utilizzabile quindi – tra dogma della difesa a 3, due stacanovisti come quinti di centrocampo e un “pennellone” da sgrezzare per terminale offensivo – da chi lo avrebbe succeduto.

Una nazionale da 22 risultati utili consecutivi

Un veloce sguardo ai protagonisti del rettangolo verde fuga ogni dubbio. Siamo passati da un gruppo con tanti campioni che per pedigree internazionale, bacheca e motivazioni – come il Totonero dei primi anni ’80 anche Calciopoli fu una vera e propria miccia – era nel pieno della propria maturità calcistica a un insieme di tanti giocatori mediocri che, salvo poche eccezioni, aveva nel curriculum al massimo qualche buon campionato di Serie A.

Scrutando l’orizzonte le nuvole dell’impoverimento tecnico sembrano diradarsi. Partiamo innanzitutto dal selezionatore. Mancini è un allenatore navigato ma capace di rimanere al passo con i tempi. E, soprattutto, di saper adattare il proprio credo alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Vanta successi sia in patria – con Fiorentina, Lazio e Inter conta 3 scudetti, 4 coppe Italia e 2 supercoppe italiane –  sia in campo internazionale – 3 trofei alla guida del Manchester City e 1 con il Galatasaray. Al comando degli azzurri è arrivato a 22 risultati utili consecutivi (17 vittorie e 5 pareggi). Striscia peraltro ancora aperta e quindi migliorabile.

Generazione di (probabili) fenomeni

Passiamo poi, ovviamente, ai protagonisti del rettangolo di gioco. Nel 2006 le nostre fortune in terra tedesca sono state edificate su una precisa spina dorsale: Buffon, capitan Cannavaro, Pirlo, Totti. Su questa “immaginaria” linea verticale Lippi riuscì a costruire una squadra operaia ma pronta a tutto. Pensiamo a Materazzi, che sostituì Nesta oltre ogni rosea previsione, allo sconosciuto Grosso, al gregario Gattuso o al bomber di provincia Luca Toni.

Proprio ipotizzando un asse centrale per la nazionale del futuro, ci si accorge di quanto sia “prepotentemente” già presente. Donnarumma, gigante classe ’99, esordio nella massima serie a 16 anni e nel giro azzurro dai 17, non ha più bisogno di presentazioni. Bastoni, altro ’99 che grazie a carattere, abilità difensive, duttilità e piedi educati negli ultimi 18 mesi è diventato un pilastro della difesa interista. Barella, classe 1997, è già un centrocampista moderno e completo. Personalità da vendere, cultura del lavoro, tecnica affinata nel corso degli anni: per lui parlano gli elogi ricevuti da tanti addetti ai lavori, Gigi Riva e Arrigo Sacchi su tutti, lo hanno già consacrato come miglior giocatore italiano. Infine, il figlio d’arte Chiesa, ventitreenne come il collega sardo, elemento offensivo polivalente. Sotto l’ala protettiva di un professionista come Cristiano Ronaldo può solo che continuare il suo processo di crescita.

Particolarmente ricca di belle speranza è la linea mediana. Otre al numero 23 interista, i fari sono puntati anche su Castrovilli (Fiorentina, 1997), Locatelli (Sassuolo, 1998) e Tonali (Milan, 2000). Infortuni permettendo, il settore nevralgico del domani conterà sicuramente anche sul romanista Zaniolo (1999).

La nazionale verso Euro 2021: l’Italia s’è desta

Ragionando prettamente in termini più immediati, in funzione quindi della prossima competizione continentale, possiamo già nutrire qualche sogno di gloria? Sicuramente ci sono formazioni più attrezzate che schiereranno diversi top-player di livello internazionale. Su tutte la Francia di Mbappè, Griezmann, Pogba, Kanté e il Belgio di Courtois, Hazard, Lukaku. E non a caso le quote dei bookmakers dicono di scommettere sui galletti transalpini o sui diavoli rossi.

La storia dei campionati europei, soprattutto quella recente, racconta che spesso sono gli outsider ad alzare il trofeo, come la Danimarca nel 1992 e la Grecia nel 2004. Non partiamo da favoriti ma con la porta blindata dal gigante milanista, con una difesa guidata dai collaudati Bonucci e Chiellini e con un centrocampo dove non mancano le alternative (oltre ai giovani già citati le frecce nell’arco azzurro comprendono Verratti, Jorginho, Pellegrini e, salvo acciacchi fisici, Sensi) il percorso può davvero essere pieno di soddisfazioni.

Certo, nel reparto offensivo sono lontani i tempi del pacchetto Vieri/Inzaghi/Del Piero/Baggio, ma per Immobile e Belotti, dopo anni passati a gonfiare reti lungo tutto lo stivale, sembra sia davvero giunto il momento per fare il salto di qualità su palcoscenici più prestigiosi. Se alla fame del laziale e del torinista aggiungiamo i lampi di classe del napoletano Insigne e del sassolese Berardi il quadro complessivo è quello di una nazionale pronta a stupire.

Un “cittì” che sa il fatto suo, una rosa valida con un giusto equilibrio tra linea verde ed esperienza, una concorrenza che non sembra poi così agguerrita come in passato e una competizione che riserva sempre sorprese… uniti per Dio, chi vincer ci può?

Marco Battistini

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