Roma, 16 apr – Fondare: far sorgere, costruire, erigere, dar vita. In un senso più ampio la parola derivante dal latino indica la creazione di nuovi istituzioni – non solo muri e mezzi materiali quindi – un termine pesante e affascinante allo stesso tempo. Per antonomasia il suo atto pratico, la “fondazione” appunto, rimanda all’origine di una città.

Se quella della capitale è intrisa nel mito, la nascita del terzo centro italiano per popolazione è forse più sconosciuta ma non per questo meno interessante. Sviluppatasi attorno al Monte di Dio – altro nome della collina di Pizzofalcone – prima Parthènope poi Neapolis, “città nuova” o meglio, che rinasce per l’appunto ogni volta. Centro strategico della Magna Grecia, qui si accorperà l’elemento ellenico con quello romano.

Una frontiera intestina

Roma e Napoli. La Repubblica occupa il centro campano nel pieno delle guerre sannitiche stipulando poi il foedus Neapolitanum. Il corso degli eventi farà relazionare le due importanti realtà in maniera contrapposta, basti pensare che nel periodo pre-unitario (intorno al 1840) un confine lungo quasi 400 km e contrassegnato da oltre 700 cippi divide Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie.

Vicendevole sostegno e ostilità si alternano così anche nel campanilistico mondo del pallone: il gemellaggio tra le tifoserie, maturato a cavallo tra gli anni ‘70 ed ‘80, si trasforma in odio sportivo – c’è chi dice per il passaggio del laziale Giordano nella fila dei partenopei, chi per un poco elegante gesto dell’ombrello di Bagni sotto la Curva Sud – proprio nel decennio in cui entrambe le squadre lanciano una delle più concrete sfide calcistiche al “tripolio” delle strisciate settentrionali.

Napoli – Roma, il Derby del Sole

Una doppia sfida quella a Inter, Juventus e Milan che si rinnova nella stagione corrente: gli azzurri fanno da mesi a sportellate con le meneghine, i giallorossi (nonostante le dichiarazioni ufficiali di Mourinho) vedono a pochi punti di distanza il quarto posto – fondamentale ai fini della qualificazione Champions – occupato dalla Vecchia Signora.

All’andata fu uno 0-0 tutto sommato equilibrato, gara bloccata in cui l’arbitro Massa si “divertì” a cacciare prima Mourinho e poi Spalletti. L’allora capolista con quel pareggio a reti bianche interruppe una striscia di otto vittorie consecutive. La Roma, forse nel momento più critico della sua stagione, “prese un brodino” dopo la discussa sconfitta di Torino e – soprattutto – la sonora batosta norvegese. Se in casa napoletana nonostante il passo falso di domenica si può parlare, oggi come ad ottobre, di lotta scudetto, sono i capitolini ad arrivare al Derby del Sole con un animo decisamente diverso: in campionato infatti non perdono da metà gennaio e giovedì sera hanno consumato la vendetta perfetta ai danni proprio del Bodo/Glimt.

Partita da tripla

La gara che saprà dirci molto sul futuro prossimo di entrambe le compagini si giocherà al Maradona nel tardo pomeriggio di lunedì. Mura poi non così “amiche” degli azzurri in quanto 5 delle 6 sconfitte finora maturate in campionato sono arrivate proprio a Fuorigrotta. D’altro canto i giallorossi – tallonati da Lazio, Fiorentina e Atalanta – in trasferta viaggiano comunque a corrente alternata. Dopo la partenza a razzo, da novembre in avanti anche il cammino del Napoli si è contraddistinto per altalenanza (nelle prestazioni e nei risultati): molto spesso a belle e convincenti vittorie si sono susseguite immediatamente rovinose cadute, come l’ultimo capitombolo interno – ad opera di una comunque ottima Viola – arrivato in seguito al non scontato colpo di Bergamo.

I romani – che domenica scorsa hanno registrato il ritorno, per lo meno tra i convocati, dello sfortunato Spinazzola – dovranno fare i conti invece (anche) con le fatiche di coppa. Si suol dire che partite come queste vadano affrontate come una finale: più mirate a nostro avviso le parole di Giorgio Martino, storico telecronista Rai, il quale negli ultimi giorni ha parlato invece di “semifinale”. Vincere lunedì, per entrambe, significherebbe infatti continuare ad alimentare sogni di gloria. Oniriche aspirazioni sportive che lungo i fori imperiali prenderebbero forma di partecipazione al massimo traguardo europeo mentre nella città protetta dalla melodica sirena soffierebbero sul fuoco della speranza tricolore.

Marco Battistini

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