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Supercoppa italiana in Arabia Saudita: così il calcio cede ai fondamentalisti

by Valerio Benedetti
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Roma, 3 gen – Sta cominciando a montare la polemica intorno alla Supercoppa italiana, che verrà disputata tra Juventus e Milan il prossimo 16 gennaio a Gedda, in Arabia Saudita. I motivi delle critiche rivolte alla Lega calcio sono molteplici. Uno di questi, che sta tenendo banco in queste ore, è rappresentato dalle restrizioni a cui saranno soggette le donne allo stadio. Le tifose milaniste e juventine, infatti, potranno assistere alla partita solo se accompagnate. Al tempo stesso, il King Abdullah Sports City Stadium, la struttura che ospiterà la gara, è provvisto di settori riservati ai soli uomini. Ciò è dovuto, com’è noto, alle rigide restrizioni previste per le donne dal credo wahabita, la corrente ultraconservatrice dell’Islam sostenuta nel regno dei Saud.

Per ospitare la Supercoppa italiana, l’Arabia Saudita ha versato nelle casse della Lega calcio la cifra capogiro di 21 milioni di euro. In poche ore, inoltre, sono stati venduti ben 50mila biglietti sui 60mila posti disponibili. Quello che – al netto della polemica sulle donne allo stadio – sembra un successo (sportivo, economico e commerciale) nasconde in realtà dei problemi ben più gravi di natura politica. Innanzitutto il caso Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso lo scorso 2 ottobre all’interno del consolato saudita a Istanbul. Di qui le proteste dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, e dello storico telecronista di Mediaset Sandro Piccinini, che su Twitter ha scritto: «Vendersi per soldi lo fanno in tanti, però vantarsi dei “tagliandi staccati” è un po’ troppo, la vergogna andrebbe vissuta in silenzio».

Oltre a questi motivi, la scelta di far disputare la Supercoppa a Gedda ha creato anche problemi a livello diplomatico. Di mezzo c’è la BeIN Media Group, società qatariota che possiede BeIN Sports, uno dei network di canali sportivi più popolari e seguiti al mondo, il quale possiede i diritti televisivi anche della Seria A. Nel 2017, infatti, una delle conseguenze dell’embargo imposto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto contro il Qatar è stata l’interruzione del segnale dei canali di BeIn nel regno saudita, il quale – questa è l’accusa dei qatarioti – avrebbe «piratato» i suoi contenuti attraverso il canale BeoutQ. Tanto che l’amministratore delegato di BeIN, Yousef Al-Obaidly, ha scritto una lettera al suo omologo della Lega calcio, Marco Brunelli: «Non capiamo perché la Serie A abbia scelto di premiare pubblicamente il governo dell’Arabia Saudita», si legge sulla lettera, di cui ha riportato dei brani il New York Times, «facendogli ospitare un evento prestigioso come la Supercoppa, e vi chiediamo fortemente di ripensarci». Brunelli, tuttavia, non ha mai risposto.

Valerio Benedetti

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2 comments

Stefan 3 Gennaio 2019 - 12:32

Una parola del fatto che l’Arabia Saudita è responsabile anche della più grave crisi umanitaria oggi sulla faccia della terra, ovvero la guerra in Yemen, lo vuoi scrivere? Dal PN una tale lacuna è a dir poco deplorevole.

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KYENGE NON CONOSCE LA VERGOGNA: L’INFAME SPUTO SUGLI ITALIANI – www.mag24.es 5 Gennaio 2019 - 2:16

[…] l’eurodeputata (al femminile, rigorosamente, salvo illazione sessista), coglie l’assist del “caso Supercoppa italiana” per il consueto attacco: “Non capisco Salvini, non sono d’accordo con lui: non basta dire […]

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