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Tour de France: Nibali il riscatto tra Sicilia, tradizione e ferite

by Lorenzo Cafarchio
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la toussuireLa Toussuire (Fra), 25 lug – Doveva ritirarsi, uscire di classifica per provare a vincere una frazione di questo Tour de France, trasformandosi in una chimera, seppur con Giro, Grand Boucle e Vuelta nel carniere. Vincenzo Nibali ha vissuto venti giorni tra panico e claustrofobia. L’ossigeno è arrivato sul Col de la Croix de Fer a 60 chilometri dal traguardo di La Toussuire. Lo squalo, dopo aver saggiato la gamba e mandato il suo fido scudiero Michele Scarponi in testa a tirare, butta giù un dente sulla moltiplica e da il via alla sua parabola, la quinta con le braccia al cielo in terra di Francia.
La maglia gialla sempre distante, la davanti irraggiungibile, ed una forma che non arrivava mai. Vincenzo da Messina è abituato a vincere, a stare davanti, ma sembrava per addetti a lavori e spettatori che il suo essere campione fosse già opaca memoria. Tra i numeri, ma anche sputi e piscio, di Froome, la corazzata Movistar, la danza sui pedali di Contador, Nibali non doveva avere spazio, ma è riuscito a squarciare la tela di questo Tour e ha piazzato il suo urlo in cima alle Alpi. Le modalità della vittoria, attacco dalla distanza, ritmo regolare, l’aggancio al generoso Pierre Rolland, le pennellate in discesa, l’accelerazione ai -16 dal traguardo e la resistenza all’avanzata di Quintana in primis, secondo a 44″, e al padrone giallo Froome – il quale nel dopo gara ha innescato una polemica con l’isolano, reo di essere scattato quando il capo-classifica era in panne per un guaio meccanico, ndr – a 1’14”. Il crocifisso tra le labbra, le braccia aperte, come la maglia da campione nazionale e quel grido, che porta alla memoria l’urlo di Marco Pantani sull’Alpe D’Huez nel 1997, sono la storia di una terra, la Sicilia, che è regina quando si tratta di creare e sorprendere nella poesia della tradizione. Tradizione di un’offensiva nel tumulto della battaglia, che rischiara la guerra di un campione ferito, ma ancora una volta vincente.
Aleksandr Vinokurov, padre padrone dell’Astana, aveva caricato a testa bassa, ma la calma nella tempesta ha rasserenato il panorama. Nibali, ora a 1’19” dal terzo gradino del podio occupato da Alejandro Valverde, sarà di scena nell’ultima recita oggi sull’Alpe D’Huez, terra sacra del pedale, per essere sotto l’Arco di Trionfo sul pulpito assieme al “Masai bianco” Chris Froome e al colombiano Nairo Quintana. Ultima recita sulle Alpi tra Coppi, Bugno, il Pirata e turbo Guerini, l’Italia delle due ruote può dormire ancora una volta sonni tranquilli, a difenderla ci penserà Vincenzo Nibali.
Lorenzo Cafarchio

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1 commento

Adriano Calabrese 31 Luglio 2015 - 7:59

Vincenzo è uno degli ultimi Campioni con la C maiuscola rimasti insieme a Contador, gli ultimi che interpretano il ciclismo eroico alla Coppi, Bartali e Pantani.
Froom e Quintana rappresentano il mondo moderno tecnologico ,calcolatore e telecomandato, per questo noi tifosi, che per il 90% siamo praticanti, non li ama.
Ma per fortuna abbiamo un giovane come Fabio Aru che ci ridà fiato per il futuro, lui è della pasta del Campione Siciliano e del Pistolero di Madrid!
Ma li avete visti i francesi come si sbracciavano per lo Squalo di Messina!

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