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Roma, 25 lug – E’ stato pubblicato di recente Controcorrente (Piemme, 272p, 17€), nuovo libro di Matteo Renzi. Una raccolta di visioni personali, a tratti vera e propria biografia, ed un contenitore di accuse ed aneddoti che rischiano di imbarazzare nuovamente Stato e magistratura.



Molti capitoli sono incentrati sulla caduta del governo Conte-Bis, con la narrazione delle situazioni createsi con l’allora premier e il di lui portavoce Rocco Casalino. In particolare è utile menzionare l’incontro tenutosi tra l’attuale leader di Italia Viva e “Giuseppi” a Palazzo Chigi. In quell’occasione la crisi di governo è già strisciante ed il premier impone a Renzi di depositare il proprio cellulare in una scatola custodita da un membro dei servizi segreti. Gesto che dimostra la paura di poter essere intercettati, atteggiamento strano per un premier che è ancora al proprio posto e sta ricevendo un senatore per un colloquio politico.

Le rivelazioni nel libro di Renzi: dai servizi alla magistratura

Altro aneddoto inerente i servizi, che pone seri dubbi e dovrebbe destare scalpore (non essendo stato ad oggi smentito) riguarda Domenico Arcuri. E’ lo stesso Renzi a denunciare le informazioni ricevute da questi direttamente da Palazzo Chigi sull’indagine a carico di Mario Benotti, al fine di fargli evitare le conversazioni telefoniche con l’indagato. Una notizia (quella dell’indagine) che solo tramite l’intelligence poteva arrivare ad Arcuri. Se tali accuse fossero confermate in sede giudiziaria saremmo dinanzi ad un reato e ad una forte lesione dei segreti di Stato.

Tuttavia, ad essere menzionata nel libro di Renzi sono anche la magistratura ed il sistema giudiziario. In particolar modo le vicende relative a David Ermini, già candidato alla provincia a Firenze e poi ben due volte in parlamento. L’ex vicepresidente del Csm viene posto alla gogna da Renzi, che denuncia e racconta le cene intrattenute da egli con Palamara e massimi esponenti del mondo giudiziario. Al fine, si comprende facilmente, di accaparrarsi il favore delle correnti ed ottenere il posto ambìto. Modalità di “promozione” già conosciute che rendono urgente quel profondo scardinamento del sistema marcio facente parte della magistratura. Appare pertanto sospetta l’indagine a carico per finanziamento illecito, annunciata proprio il giorno d’uscita di Controcorrente. Minaccia o avviso intimidatorio? Presto per dirlo. Nonostante ciò è importante denunciare la gravità delle accuse lanciate ed ancora non smentite, che pongono dubbi sull’imparzialità e la discrezione delle istituzioni e dei propri poteri.

Tommaso Alessandro De Filippo

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