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Variante nigeriana a Napoli, è il calciatore Osimhen ad averla portata?

by Cristina Gauri
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Napoli, 17 feb – E’ stato il calciatore di nigeriano Osimhen a portare la variante di coronavirus B.1.525 scoperta ieri a Napoli? Secondo alcune indiscrezioni riportate dal sito di informazione sportiva IlNapolista e rilanciate da Libero potrebbe essere stato il bomber di origini africane a introdurre in Italia la mutazione del Sars-CoV-2 «mai descritta prima in Italia» individuata in Italia grazie a una ricerca condotta dall’Istituto Pascale e dall’Università Federico II di Napoli.

Della variante ancora non si conoscono il potere di infezione né altre sue caratteristiche. Il suo nome è B.1.525 e finora è emersa «in appena 32 casi in Gran Bretagna e sporadicamente anche in Nigeria, Danimarca e Stati Uniti».

E’ stato Osimhen a portare la variante?

Nell’annunciare la scoperta i ricercatori avevano descritto l’identikit del soggetto portatore. «un professionista di ritorno da un viaggio in Africa e risultato positivo dopo il tampone». E secondo alcune fonti – ma senza voler innescare la caccia all’untore – il «professionista» di ritorno dall’Africa potrebbe essere proprio Victor Osimhen. Il calciatore del Napoli era rientrato in Italia una cinquantina di giorni fa e successivamente risultato positivo al tampone.

Galeotta fu la festa di compleanno 

E’ risaputo, infatti, che l’analisi dei tamponi del Napoli ha luogo alla Federico II, dove è emersa la variante anomale. Questo  porterebbe al giocatore nigeriano del Napoli Osimhen, che ora è guarito ed è tornato a giocare regolarmente. Nonostante il sito IlNapolista riporti il fatto come certo, si rimane nel campo delle supposizioni. Il risultato del test è infatti un dato sensibile protetto da privacy. L’episodio intorno al contagio di Osimhen aveva suscitato polemiche: il calciatore si era infettato durante la sua festa di compleanno in Nigeria, dove nessuno aveva rispettato le misure anti-contagio.

Una nuova variante

«La sequenza del campione giunta a noi dal Policlinico Federiciano – spiega ad AdnKronos Nicola Normanno dell’Istituto Pascale – ci ha subito insospettiti perché non presentava analogie con altri campioni provenienti dalla nostra Regione. Dopo un confronto con il gruppo del Reparto Zoonosi Emergenti dell’Istituto superiore di Sanità abbiamo avuto la conferma che si tratta di una variante emersa finora in un centinaio di casi in alcuni Paesi europei e africani, ma anche negli Stati Uniti. Abbiamo immediatamente depositato la sequenza nel database internazionale Gisaid e avvertito le autorità sanitarie».

Cristina Gauri

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