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Roma, 8 apr – Sarà nota a metà settimana l’app di tracciamento italiana per prevenire gli spostamenti dei contagiati da coronavirus. Verrà scelta dalla task force tecnologica del governo e sarà diffusa nella cosiddetta “fase due” della ripresa.

Il problema della privacy

La task force di 74 esperti sta valutando 319 proposte arrivate. A quanto sembra, l’adozione della tecnologia bluetooth soddisferebbe diversi requisiti e un nodo cruciale,, quello che riguarda l’uso e conservazione dei dati degli utenti “schedati” dalla app. L’Ue, dal canto suo, chiede di sviluppare un’app globale sotto il suo coordinamento: esiste, infatti, un progetto di software europeo a cui ci si potrebbe affiliare. Messo a punto da 130 ricercatori di otto paesi, risponde al nome di Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing (Pepp-Pt).

“Ma senza tamponi non è risolutiva”

Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, dichiara ad Ansa: “L’app per il tracciamento del contagio non sarà risolutiva perché molti pazienti contagiati sono anziani e non hanno uno smartphone, mentre molte persone non sanno neanche di essere positive perché asintomatiche. Affinchè il sistema possa funzionare bisognerebbe mettere i cittadini in condizione di sapere con certezza se si è stati contagiati”. La vera sfida, dunque sembrerebbe più che altro convincere la gente a scaricare l’app: Marcel Salathé, che dirige un laboratorio di epidemiologia digitale all’Ecole polytechnique federale di Losanna, sostiene che affinché i dati siano esaurienti questa app dovrebbe essere utilizzata dal 60% della popolazione.

Il problema degli hacker

Wojciech Wiewiorowski, garante Ue alla protezione dei dati, sostiene che vigilerà sulle proposte adottate in modo tale che la raccolta dei dati sensibili rimanga temporanea. Il software europeo a cui l’Italia potrebbe agganciarsi avrebbe migliori standard di sicurezza informatica nella protezione dei dati (facile bersaglio di hacker). Nella task force italiana, al momento, non c’è nessun esperto di cybersicurezza.

Ilaria Paoletti

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