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Bruxelles, 8 apr – Le dimissioni del presidente del Consiglio europeo della ricerca (Cer) Mauro Ferrari, annunciate il 7 aprile dallo scienziato italiano con la motivazione di non essere riuscito a convincere l’Unione europea a istituire un programma scientifico contro la pandemia di coronavirus, a quanto pare erano state chieste proprio dal Cer. In un comunicato ufficiale del comitato si afferma di aver sfiduciato l’ex presidente all’unanimità il 27 marzo scorso, con la richiesta di dimissioni. In verità resta da chiarire, al di là delle dichiarazioni ufficiali del comitato, perché Ferrari non ha potuto contare sulla Ue per quella che appare una iniziativa non solo legittima ma necessaria, data l’emergenza.

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Le accuse dello scienziato italiano: “Estremamente deluso dalla risposta Ue al Covid-19”

Ferrari, che era alla guida della principale istituzione scientifica europea dal 1 gennaio 2020 e che sarebbe dovuto rimanere in carica per 4 anni, ha presentato le sue dimissioni alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Lo scienziato aveva dichiarato: “Sono rimasto estremamente deluso dalla risposta europea al Covid-19“, prima al Financial Times, che ha pubblicato la notizia delle dimissioni, poi in una lettera al Corriere della Sera. Lo scienziato ha accusato Bruxelles di “completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso e le pervasive chiusure delle frontiere unilaterali” dentro la Ue.

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Ferrari inoltre ha accusato il Cer di aver bloccato la sua richiesta di dotare gli scienziati di risorse e opportunità per combattere la pandemia, con la motivazione che il mandato del Consiglio gli consente di finanziare solo la ricerca “dal basso verso l’alto” proposta dagli scienziati, invece che programmi più ampi “dall’alto verso il basso” con obiettivi fissati dai leader della Ue.

La replica del Cer: “Troppi impegni, lo rendevano incompatibile con la carica”

Alle accuse dell’ex presidente, il Cer ha replicato in modo altrettanto duro. “Durante il suo mandato – si legge sul sito ufficiale – il professor Ferrari ha mostrato una totale mancanza di apprezzamento per la ragion d’essere del Consiglio […], una mancanza di impegno, non partecipando a molte riunioni, passando molto tempo negli Stati Uniti senza difendere il programma e la missione del Cer nei casi in cui lo rappresentava. Al contrario – sostiene il comunicato – il professor Ferrari ha preso molte iniziative personali nell’ambito della Commissione, senza consultare il Comitato scientifico e utilizzando invece la sua posizione per promuovere le sue idee”. Poi l’accusa più grave: “Il professor Ferrari era coinvolto in diverse attività, alcune legate a istituzioni accademiche altre a imprese commercali, che gli hanno tolto molto tempo e in parecchie occasioni sembrano aver avuto la precedenza sul suo impegno presso il Cer. Il carico di lavoro associato a queste attività si è rivelato incompatibile con il mandato di presidente“.

Il comitato si nasconde dietro la burocrazia Ue

In merito alle accuse di Ferrari circa il fatto che il Cer si è opposto a un finanziamento di un’iniziativa specifica per combattere l’emergenza coronavirus, il comitato replica che non è “di sua competenza e che la Direzione ricerca e innovazione della Commissione Ue, a cui siamo collegati, è già molto attiva nel finanziare nuovi programmi e sostenere la ricerca attraverso i canali appropriati”. Una risposta a dire il vero un po’ troppo generica, considerata l’emergenza in corso, che dovrebbe essere affrontata – per l’appunto – con misure emergenziali. Sembra quasi che il comitato si nasconda dietro la burocrazia di Bruxelles.

L’attacco della Lega: “L’Europa rinuncia a una mente straordinaria”

L’Europa rinuncia a una mente straordinaria, dimostrandosi ancora una volta inadeguata nel gestire un’emergenza che necessita una visione nuova e incapace di comprendere che nulla sarà più come prima”. Così l’europarlamentare della Lega, Elena Lizzi commenta le dimissioni del presidente del Cer, prendendo le difese dello scienziato italiano. “Mauro Ferrari se ne è andato sbattendo la porta e facendo emergere ancora una volta l’incapacità, o peggio, la non volontà di Bruxelles, nell’affrontare le grandi sfide in modo unitario. L’emergenza del Covid-19 – conclude la Lizzi – mostra un’Europa sempre più distante dalle necessità della maggior parte degli Stati membri e dei suoi cittadini, impegnata a conservare lo status di élite autoreferenziali”.

FdI: “Dimissioni amara conferma assenza Ue”

Anche Fratelli d’Italia si schiera con lo scienziato italiano. ”Fin dal primo momento abbiamo denunciato l’assenza di un protocollo comune europeo per valutare contagi e decessi da coronavirus. Oggi, con le sue clamorose dimissioni dalla presidenza del Cer, il dottor Mauro Ferrari non fa che confermare la nostra denuncia ed è un’amara constatazione dell’assenza della Ue”. Così gli europarlamentari di FdI. ”Siamo di fronte ad un’altra pagina buia di un’Europa che ha rinunciato ad esistere persino quando in gioco c’è la salute dei suoi cittadini di fronte a una pandemia senza precedenti”, concludono gli europarlamentari Raffaele Fitto, Carlo Fidanza, Sergio Berlato, Pietro Fiocchi, Nicola Procaccini e Raffaele Stancanelli in una nota.

Adolfo Spezzaferro

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