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Roma, 24 mag – “È scioccante che l’Occidente definisca ‘scioccante’ l’incidente nello spazio aereo della Bielorussia”. E’ quanto scritto da Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo e fedelissima di Vladimir Putin, sul suo seguitissimo profilo Facebook. L’ovvio riferimento è alla reazione di Ue e Usa dopo il dirottamento dell’areo Ryanair da parte del governo di Lukashenko.

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Maria Zakharova, le frecciate della fedelissima di Putin

Secondo l’esponente del governo russo, “o tutto viene considerato scioccante: dall’atterraggio forzato in Austria dell’aereo del presidente della Bolivia su richiesta degli Stati Uniti, all’atterraggio forzato di un aereo bielorusso che trasportava un attivista anti-Maidan in Ucraina appena 11 minuti dopo il decollo. Oppure loro (i governi occidentali, ndr) non dovrebbero essere affatto scioccati da un comportamento simile da parte degli altri”, tuona Zakharova. In questo caso la bella portavoce russa si riferisce a due casi particolari. Il primo è piuttosto evocativo. Riguarda infatti l’aereo con a bordo l’allora presidente boliviano Evo Morales, costretto a un atterraggio immediato a Vienna nel 2013. Motivo? Indiscrezioni, secondo le quali a bordo sarebbe stato presente l’ex agente della Cia, Edward Snowden, accusato negli Stati Uniti di divulgare segreti di Stato.

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Una frecciata, quella della Zakharova, in tipico stile russo. Qualcuno sta accusando noi o un nostro alleato (in questo caso la Bielorussia guidata da Lukashenko) di un passo falso o peggio di un atto criminale? Benone, ricordiamo a chi ci punta il dito contro che non è così illibato, con tanto di esempi di storia recente che ne testimoniano le ombre. Un modus diplomatico – atto a ribaltare la versione dominante – non sempre efficace e condivisibile, si intende. Ma di sicuro impatto, perché inchioda l’avversario a una risposta nel merito, che spesso però viene evitata per non addentrarsi troppo in questioni scomode.

Un acuto proverbio latino

A colpire però, almeno in questo caso, è la frase latina scelta dalla Zakharova per replicare “all’Occidente”. Nel suo post Facebook, per il resto rigorosamente in cirillico, il portavoce del ministero degli Esteri russo se ne esce con unquod licet Iovi, non licet bovi. Spiegando che a suo avviso è un principio che non può essere applicato, “poiché le ‘democrazie civilizzate’ hanno perso credibilità da molto tempo a causa della mancanza di leadership”.

Quod licet Iovi, non licet bovi, ovvero “quello che è concesso a Giove, non è concesso al bove”. Un monito che fa notare letteralmente come molte cose che vengono consentite agli Dei, o ai loro protetti, non sono concesse agli uomini. La citazione della Zakharova è quindi acuta, un riferimento interessante su cui adesso qualcuno dovrebbe fermarsi a riflettere. Magari considerando lo stesso concetto espresso in modo ancor più raffinato da Terenzio, nella commedia Adelphoe. “Duo quŏm idem faciunt saepe, ut possis dicere hoc licet inpune facere huic, illi non licet“, scriveva l’autore romano. Ovvero: quando due fanno spesso la stessa cosa, potresti dire: uno può farla impunemente, l’altro no. Chi può farla impunemente, nella fattispecie?

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Girare al bibitaro Di Maio, il quale non sa che un ricercato resta tale anche in cielo, specie se non è ancora targato Nato. Forse è proprio chiedergli troppo, per lui gli aerei sono delle ambasciate volanti!
    (Sarebbe interessante comunque capire chi ha “soffiato” o altro).

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