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Roma, 24 mag – “Siamo ancora in tempo per fermare l’ideologia gender, no all’applicazione della self identity ai bambini”: Simone Pillon torna alla carica contro il ddl Zan e il cavallo di Troia gender presente nel testo. E lo fa alla vigilia della ripresa dei lavori in Senato. “L’Italia, a differenza di Paesi in cui leggi simili al ddl Zan sono entrate in vigore, può tornare al buon senso ed alla naturalità delle cose”, sostiene convinto il senatore della Lega in vista della ripresa dei lavori sui testi Zan e Ronzulli (centrodestra) sull’omotransfobia domani in commissione Giustizia al Senato.

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Pillon contro il ddl Zan: “Ascoltiamo prima la società civile”

Si attende dunque uno scontro sul calendario, con i giallofucsia che vorranno tempi rapidi e il centrodestra (il presidente della commissione è il leghista Andrea Ostellari) che prenderà tempo. Pillon, in un colloquio con l’AdnKronos, conferma che “il Pd ha chiesto tempi rapidissimi. Noi chiediamo sia dato ascolto ai membri della società civile. Abbiamo già rinunciato a 25 nomi di associazioni che avrebbero voluto essere sentite, ora lasciamo spazio al confronto con le rimanenti audizioni”.

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“Via dal testo l’ideologia gender”

Per il senatore leghista, il nodo dirimente, che va stralciato dal testo del ddl Zan (di fatto una legge-bavaglio che discrimina chi non la pensa come la lobby Lgbt) è l’identità di genere. Ideologia gender che “nel concetto di ‘non binary‘ contenuto con esplicito riferimento nell’articolo 1, trova il suo punto di arrivo – spiega Pillon -. Parliamo del self-id, cioè io mi identifico come voglio. Dunque il sesso dipende da una auto-percezione“.

Un meccanismo secondo cui con l’atto di autodefinizione del proprio genere si può cambiare sesso per convenienza. Un testo che così come è porterebbe “a situazioni aberranti come nel caso di Laurel Hubbard, il primo sollevatore di pesi transgender qualificato per le olimpiadi di Tokyo: è biologicamente maschio ma gareggia nelle competizioni femminili, vincendo sulla pelle delle atlete femmine, costrette a competere con un uomo“.

Il caso di un padre condannato per essersi opposto al cambio di sesso della figlia

Tuttavia la conseguenza più pericolosa, da scongiurare, “è l’applicazione della self identity ai bambini“, fa presente il senatore della Lega. La vicenda di Robert Hoogland, il padre canadese sconfitto in tribunale che aveva tentato di impedire che alla figlia adolescente venisse somministrato il testosterone come parte della sua “transizione di genere”, purtroppo, fa scuola. “In Canada la legge stabilisce che la volontà del minore è privilegiata rispetto a quella genitoriale. Ai bambini di tutte le età viene insegnato che hanno un’identità di genere che è più significativa del sesso biologico. Molte di queste attività sono nascoste ai genitori – spiega Pillon attaccando l’applicazione statale dell’ideologia gender -. Hoogland ne è venuto a conoscenza solo dopo che in accordo con le linee guida statali, il consulente scolastico aveva fatto avviare alla bambina il processo di transizione all’insaputa dei genitori. Ha tentato di bloccare la transizione ma è stato condannato a sei mesi di reclusione e 30mila dollari di multa per ostacolo alla giustizia. Una follia“, è la condanna di Pillon.

Nel mirino del senatore leghista l’ideologa del gender, Judith Butler

Nel mirino del senatore leghista c’è la filosofa americana, Judith Butler, che ha partorito il concetto di “non binary“, “secondo cui il dualismo dei sessi va superato attraverso l’abbandono della binarietà. Secondo la Butler – ricorda Pillon – i sessi non sono più due, ma tutti quelli che vogliamo. Il sesso non è altro che una performance, una sceneggiata in cui si sceglie chi interpretare senza corrispondenza con il proprio corpo. Una delle sue frasi più famose è: ‘Non vi è motivo di credere che i generi debbano restare due’. È una teoria balzana – conclude il senatore della Lega – che si vuole imporre con la forza della legge. Non saremo mai d’accordo con simili follie”.

Verso lo scontro sulla calendarizzazione dei testi in commissione

Allo stato attuale dunque, visto che il segretario del Pd Enrico Letta non ne vuole sapere di rivedere il testo del suo parlamentare e che invece il centrodestra ha proposto un ddl alternativo a quello di Zan, sarà difficile che si trovi un’intesa. Per cui è presumibile – salvo clamorose quanto improbabili intese – che lo scontro sulla calendarizzazione dei testi vada avanti. In ogni caso, come ha più volte sottolineato il leader della Lega Matteo Salvini, il centrodestra non approverà mai il testo di Zan, ritenuto divisivo e che non fa il bene degli italiani. Non è escluso dunque che si arriverà a una frattura nella maggioranza.

Adolfo Spezzaferro

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