La Grande Sostituzione e la battaglia per l’essenziale

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Renaud Camus


Roma, 20 ott – Il concetto di Grande Sostituzione (Grand Remplacement, in francese) nasce dalla penna di Renaud Camus, intellettuale transalpino poliedrico e controverso, molto lontano da qualsiasi cliché sull’intellettuale di destra: frequentatore delle avanguardie intellettuali, da Roland Barthes ad Andy Wahrol, omosessuale dichiarato, oggi vive in un castello e dedica gran parte del suo tempo alla denuncia della sostituzione del popolo europeo con dei popoli allogeni a causa dell’immigrazione incontrollata.

Oggi la tesi del Grand Remplacement trova una larga eco in tutti i movimenti identitari francesi e, sia pur con qualche resistenza da parte di salvini2Marine Le Pen, è entrata a far parte anche del discorso ideologico del Front national. In Italia solo Matteo Salvini se ne fa portavoce.

Per apprezzare l’efficacia del concetto non si è ovviamente obbligati a condividere tutta l’opera del suo inventore (e pensiamo soprattutto ad alcune posizioni smaccatamente filo-israeliane). Bisogna tuttavia rendere atto a Camus di aver individuato il punto cruciale della questione, il cardine attorno a cui far ruotare tutto il discorso sull’immigrazione.

immigratiLa Grande Sostituzione rende per esempio del tutto obsoleto il dibattito sull’integrazione. Con questo termine si intende il lento processo di “digestione”, da parte di una collettività omogenea, di elementi estranei affinché vengano assimilati senza crisi di rigetto. Ma che ne è dell’integrazione in un contesto in cui manca l’integrità iniziale dell’insieme che dovrebbe assimilare? In un quartiere al 90% popolato da allogeni chi deve integrarsi con chi?

Lo scenario per cui gli europei siano minoranza in casa propria relativizza, poi, tutti i discorsi sull’effetto criminogeno (pure conclamato) dell’immigrazione, o sui suoi costi economico-sociali, o sulle problematiche religiose e culturali ad essa connesse, così come perdono di senso le analisi sulle motivazioni delle migrazioni e le indagini su chi “fugge dalle guerre” o meno. Nel momento in cui rischia di azzerare la civiltà europea stessa, l’immigrazione va rigettata ontologicamente, va rifiutata in quanto tale, ogni altra considerazione fa parte della tattica contingente e della retorica politica occasionale. Non è che se gli immigrati rispettano le leggi o pagano le tasse diventano “accettabili”, se non in una miope logica di brevissimo periodo.

Ci sono però due obiezioni spesso mosse agli “anti-remplacistes” (come Corteo "Accoglienza e solidarietà con tutti gli immigrati contro il razzismo"Camus chiama chi aderisce alla sua tesi): la Grande Sostituzioni sarebbe a) una lettura falsa della realtà b) una visione complottista e paranoica.

Alla prima obiezione – quella secondo cui, in sostanza, non sta avvenendo alcuna Grande Sostituzione, gli immigrati sono un’infima minoranza, anzi sono troppo pochi – si può rispondere con due contro-obiezioni. La prima è che, anche prendendo per buone le statistiche ufficiali sulla presenza immigrata (e sfugge, francamente, la sicurezza con cui si determina il numero dei clandestini presenti in Italia, dato che sono per l’appunto entrati illegalmente), esse sono vanificate dalla volontà dichiarata di importare in un futuro più o meno prossimo quantità bibliche di nuovi allogeni in Europa (250 milioni, secondo Repubblica e i suoi “economisti”). Quand’anche gli immigrati fossero davvero pochi, ebbene la volontà è comunque quella di importarne tanti, tantissimi. Se non c’è da combattere contro un fatto, c’è almeno da contrastare una volontà ben dichiarata. Quindi la battaglia ha comunque un senso. La seconda contro-obiezione è quella per cui la Grande Sostituzione è già oggettivamente in atto in alcune città e in alcuni quartieri: anche senza andare sempre a consultare le statistiche demografiche sulla periferia nord di Parigi, su Marsiglia, su Bruxelles, basti pensare al caso emblematico di quella scuola di Brescia con una prima elementare senza italiani. Sono casi sempre più frequenti e sono di per sé allarmanti e destrutturanti, senza che si debba attendere il completamento del processo.

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George Soros

La seconda accusa agli anti-remplacistes è quella di proporre una nuova teoria del complotto. Ora, per quanto siano documentati gli interessi nel business migratorio dei vari Soros (vedi anche qui e qui), Rotschild, delle coop e delle ong che lucrano sull’accoglienza, è lo stesso Camus a dichiarare, nel corso di una recente intervista a Libero: “Nessuno è all’origine di questo progetto […] Credo soprattutto alla forza di giganteschi meccanismi storici, economici e ideologici, e anche ontologici, in seno ai quali le istituzioni e gli uomini sono solo degli ingranaggi fra tanti altri”. Il Grand Remplacement è una dinamica storica oggettiva, non un piano diabolico. Va inoltre sottolineato come la Grande Sostituzione abbia ormai degli espliciti sostenitori (pensiamo ad alcuni studi dell’Onu, a certe dichiarazioni di Papa Bergoglio o, in Italia, a certe proposte del Pd) che renderebbero comunque inutile qualsiasi trama oscura.

Quello della Grande Sostituzione è quindi un concetto operativo fondamentale. Nel fatto di saperlo ben articolare e, soprattutto, di saper opporre strumenti concettuali e politici all’altezza, si giocherà il futuro di qualcosa che è molto, molto più grande di noi.

Adriano Scianca

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Una risposta a La Grande Sostituzione e la battaglia per l’essenziale

  1. nota1488 21 ottobre 2015 a 14:15

    Apartheid o morte

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