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Mutui e banche: la Boschi legittima l’esproprio

by Salvatore Recupero
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ob_f64661_boschi[1]Roma, 27  feb – La Boschi perde il pelo ma non il vizio. Il ministro ha il debole per le banche. Purtroppo per lei anche stavolta è stata scoperta. Ieri, il giornalista Paolo Fior de Il Fatto Quotidiano l’ha sorpresa con le mani nella marmellata. Venerdì scorso, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha trasmesso alla Camera dei deputati l’atto del governo n. 256 che recepisce la direttiva europea 2014/17 (volta ad aumentare le tutele per i consumatori nei contratti di credito). Detto così non si capisce nulla. Cerchiamo di vederci chiaro.

Il governo ha cancellato l’articolo 2744 del Codice Civile, che vieta il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. 

In pratica, gli istituti di credito possono mettere in vendita le case del mutuatario che è in ritardo con i pagamenti.  Le accuse di Fior non sono campate in aria. Egli cita, infatti, il decreto in maniera dettagliata in particolare l’art. 120 quinquiesdecies che al comma 3: “Le parti del contratto possono convenire espressamente al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore (il ritardo nel pagamento di sette rate anche non consecutive, così come definito dall’art. 40 del Testo unico della finanza) la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”.

Probabilmente, il Parlamento rimedierà alla svista della Boschi. Ma è meglio approfondire l’importanza dell’articolo 2744 del Codice Civile. Secondo i maggiori giuristi il patto commissorio è nullo in quanto è potenzialmente iniquo. Con l’applicazione del patto commissorio la cosa data in pegno o sottoposta ad ipoteca potrebbe avere un valore superiore all’ammontare del credito che garantisce. Vediamo perché. Se acquisto casa con un mutuo ipotecario di quindici anni, dopo aver pagato puntualmente per otto anni, potrei vedermi costretto a perdere il bene acquistato e nel contempo avrei inutilmente bruciato una somma ingente. Insomma, l’essere momentaneamente inadempiente mi costerebbe più del dovuto. Bastano solo sette rate non pagate anche se non consecutive per ritrovarsi la casa all’asta.

Per il nostro Codice Civile, infatti, il patto commissorio è una clausola vessatoria in un contratto ipotecario e per questo doveva essere considerato nullo. Il mutuatario e la banca non possono essere messe sullo stesso piano, soprattutto quando parliamo dell’acquisto di un immobile. In questo tipo di contratto, il creditore è un soggetto che merita una tutela specifica.

Attenzione, non si tratta di un vecchio retaggio del passato. Anche la Corte di Giustizia Europea si mostra sempre più attenta alle esigenze dei mutuatari. La sentenza del 18 febbraio 2016 parla chiaro: “Il giudice deve rilevare d’ufficio le clausole vessatorie ed è tenuto a bloccare l’esecuzione forzata e la vendita all’asta, in qualsiasi fase si trovi”. I Giudici Ue hanno stabilito che l’eventuale presenza di clausole abusive inserite dalla banca nel contratto di finanziamento (cosiddette clausole vessatorie) deve essere rilevata dal giudice d’ufficio, quindi anche in mancanza di apposita richiesta della parte mutuataria. Non solo, tale rilevazione può avvenire in qualsiasi fase del procedimento, dall’iniziale istanza di decreto ingiuntivo alla fase ultima, quella della vendita forzata con l’asta.

In buona sostanza, sono contrarie al diritto dell’Unione Europea eventuali regole interne agli Stati che pongano una preclusione oltre la quale il consumatore non può più eccepire la nullità del contratto. Il giudice naturale in ogni stato dell’Unione Europea può, anzi, deve annullare gli effetti dei mutui che contengono clausole vessatorie.

In questi casi il richiamo all’europeismo evidentemente non vale. In questi giorni, i temi forti che hanno impegnato il dibattito pubblico sono stati altri, tipo l’appoggio di Denis Verdini al governo Renzi. Forse la Boschi ne ha approfittato per fare questo regalino alle banche? Questo non è dato saperlo. Di certo, se il legislatore non interverrà, migliaia di famiglie vedrebbero venir meno un argine, seppur minimo, allo strapotere delle banche.

Però, le famiglie, d’ogni colore, possono consolarsi con il ddl Cirinnà.  Questa è stata una settimana family friendly. Grazie alla Cirinnà il diritto all’amore sarà tutelato dal Codice Civile. La svolta è stata epocale. Matteo Renzi ha detto: “Ha vinto l’amore”. Sì, l’amore per le banche.

Salvatore Recupero

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Martino 28 Febbraio 2016 - 12:55

Mascalzoni impuniti e senza vergogna, ormai svolgono i loro sporchi intrallazzi alla luce del sole, perché gli italiani sono per la maggior parte ruffiani e codardi e non fiatano… salvo poi appenderli a testa in giù non appena qualcuno li farà cadere nella polvere.

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