Seat Pagine Gialle, risorge l’azienda distrutta dalla finanza

seat pagine gialle 2Roma, 13 mar – “Il momento è difficile, sapendo di dover scalare l’Everest, è come se fossimo arrivati al campo base, in ottima salute e in anticipo”. Così l’amministratore delegato di Seat Pagine Gialle, Vincenzo Santelia, commenta l’esercizio 2014, che si è chiuso “raggiungendo tutti i principali obiettivi prefissati”. Il 2014 è stato il primo dopo il concordato preventivo, che ha permesso all’azienda di proseguire sulla strada del risanamento.

I numeri sono ancora in terreno negativo ma dimostrano la bontà delle scelte. Il fatturato è calato del 18.1%, mentre il risultato operativo è passato dai -234.4 milioni del 2013 a -25.5 milioni dell’anno appena concluso. L’utile netto balza a 1.3 miliardi, conseguenza però solo del concordato che ha trasformato il debito in azioni della società. Il ritorno alla redditività, al netto delle operazioni contabili, è previsto nel 2018.

Negli anni d’oro, con la vendita degli elenchi telefonici per privati e aziende, Seat Pagine Gialle arrivava a registrare guadagni netti per la metà rispetto a quanto incassava: cinquanta centesimi ogni euro di fatturato, un margine da far invidia a chiunque. Poi vennero le acquisizioni e contro-acquisizioni, tutte a debito con la formula del Lbo – Leveraged buyout, con il fardello scaricato sulla società che doveva farsi carico del passivo al termine dell’operazione.


Una storia che ricorda quella di Telecom, privatizzazione compresa. La società era infatti in orbita Iri fino al 1996, quando passò di mano entrando nell’orbita dei fondi di investimento. Una serie di passaggi di mano che fecero lievitare le passività, nel frattempo spolpando la cassa per pagare interessi e dividendi. Fino al rischio di andare vicini all’epilogo quando, nel 2011, si arrivò alla drastica decisione di non pagare più gli interessi sui debiti. Il paradosso? Al netto della gestione finanziaria, Seat Pg continuava a generare utili operativi. La sua gestione caratteristica -elenchi telefonici, servizi informativi, marketing per le aziende, gestione siti interne per le piccole e medie imprese- era insomma redditizia.

Nel 2013 il secondo default tecnico, quando fu annunciata l’intenzione di non pagare la cedola su alcune obbligazioni. Da lì il concordato preventivo e il nuovo piano industriale, che vedrà la società impegnata ancora in una lunga fase di transizione che durerà almeno altri tre anni.

Filippo Burla

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