Roma, 10 ago – Una notizia comparsa nelle ultime ore sulla stampa britannica merita attenzione, ma anche molta più cautela di quella suggerita dai titoli. Secondo fonti dell’intelligence citate dal Mail on Sunday e riprese dal Daily Star e da altre testate, all’interno della New IRA starebbe emergendo una componente intenzionata a trasformare l’immigrazione in un nuovo terreno di scontro. Una fonte ha sintetizzato la presunta evoluzione attribuendo al gruppo due obiettivi: l’indipendenza irlandese e «all migrants out», fuori tutti i migranti. La stessa fonte parla però soprattutto di una lotta di potere tra diverse componenti del repubblicanesimo dissidente, con le fazioni più recenti favorevoli a una campagna di intimidazione violenta.
È una distinzione fondamentale perché, allo stato attuale, non esiste un comunicato pubblico della New IRA che dichiara guerra agli immigrati. E nemmeno la frase più spettacolare circolata sui tabloid – «è arrivato il momento della guerra civile» – può essere attribuita con certezza all’organizzazione. Proviene da un video nel quale un uomo non identificato sostiene che i militanti concederanno agli immigrati «24 ore per andarsene». Il passaggio è stato inglobato nella stessa narrazione giornalistica, ma non costituisce la prova che chi parla rappresenti effettivamente la New IRA. La notizia, dunque, non è tanto che la galassia IRA sia in agitazione, quanto che gli apparati di sicurezza britannici starebbero osservando una possibile trasformazione interna del repubblicanesimo armato irlandese sotto la pressione di una questione – quella migratoria – che fino a pochissimo tempo fa non apparteneva al suo tradizionale asse politico.
La New IRA è giù un soggetto attivo
La prudenza sulla svolta anti-immigrazione non deve però portare all’errore opposto, cioè considerare irrilevante il soggetto di cui si parla. La New IRA è piccola, frammentata e lontanissima dalla capacità militare della Provisional IRA durante i Troubles, ma nel corso del 2026 ha dimostrato di conservare uomini, competenze e disponibilità di esplosivi. L’Irish Times colloca questi ambienti nella categoria dei «fundamentalist republicans», i fondamentalisti repubblicani: non “fondamentalisti” in senso religioso, ma settori irriducibili del repubblicanesimo irlandese che continuano a considerare illegittima la presenza britannica nell’Irlanda del Nord, rifiutano la normalizzazione politica seguita agli Accordi del Venerdì Santo e non riconoscono come definitivamente superato il ricorso alla lotta armata. È il residuo più intransigente di una tradizione rivoluzionaria per la quale la questione costituzionale non può essere considerata chiusa finché Londra non dichiari il proprio ritiro dall’isola. Lo stesso Irish Times, pur descrivendo la New IRA come un’organizzazione indebolita e in parte contaminata da criminalità e narcotraffico, avverte che questi «fondamentalisti repubblicani» conservano comunque una capacità concreta di produrre violenza e destabilizzazione.
A marzo un autista è stato sequestrato e costretto a dirigersi verso la stazione di polizia di Lurgan con un ordigno nell’automobile. Il mese successivo un’operazione analoga è riuscita a Dunmurry, alla periferia di Belfast: un’auto imbottita di esplosivo è detonata davanti alla stazione della PSNI e un agente è sfuggito di poco all’esplosione. La New IRA ha rivendicato entrambi gli episodi e, nel caso di Dunmurry, ha dichiarato che l’obiettivo era uccidere i poliziotti in uscita dalla struttura. Ancora più significativo quanto accaduto il 22 luglio. La Garda irlandese ha fermato un’automobile nei pressi di Carrickmacross, nella contea di Monaghan, trovando una borsa contenente Semtex di tipo militare, detonatore e componenti per un ordigno. Una studentessa di legge di 25 anni è stata accusata di possesso di esplosivi; la difesa sostiene che non conoscesse il contenuto della borsa e che fosse stata manipolata. Nelle condizioni per la libertà provvisoria compare, però, anche il divieto di avere contatti con membri della New IRA e di Saoradh, formazione politica che le autorità collegano agli ambienti repubblicani dissidenti.
Secondo l’Irish Examiner, l’operazione nasceva proprio da un’indagine sul terrorismo repubblicano e coinvolgeva Garda Security and Intelligence, PSNI e MI5. Fonti di sicurezza hanno inoltre registrato un aumento dell’attività della New IRA durante l’anno. Il livello ufficiale della minaccia terroristica legata all’Irlanda del Nord rimane infatti «substantial», ossia un attentato viene considerato probabile. Si tratta quindi di un’organizzazione realmente operativa. Ma è sul significato politico della sua possibile mutazione, non sulla sua esistenza, che occorre mantenere aperto il giudizio.
La contraddizione di Saoradh
Ed è proprio qui che la vicenda diventa più interessante. Perché appena otto mesi fa dagli ambienti più vicini al repubblicanesimo dissidente arrivava un messaggio quasi opposto. Nel dicembre 2025 The Times raccontava la crescente irritazione di Saoradh e dell’Irish Republican Prisoners Welfare Association nei confronti di gruppi anti-immigrazione che avevano cominciato a utilizzare passamontagna, tricolori, armi e retorica paramilitare nel tentativo di appropriarsi dell’immaginario repubblicano. Brian Kenna, membro dell’esecutivo nazionale di Saoradh, li definiva essenzialmente degli opportunisti, accusandoli di «rubare l’identità del repubblicanesimo» sfruttando il malcontento generato anche dalla crisi abitativa. L’associazione dei prigionieri faceva sapere che eventuali detenuti di estrema destra non sarebbero stati riconosciuti come prigionieri repubblicani. Non era soltanto una disputa sull’uso dei simboli. La tradizione repubblicana dissidente contemporanea conserva infatti una forte componente socialista e anti-imperialista, per molti versi incompatibile con la genealogia politica della nuova destra anti-immigrazione britannica. Saoradh continua a presentare la propria lotta nei termini della liberazione nazionale, dell’unità dei 32 counties e della rivoluzione sociale.
Eppure già lo stesso articolo del Times conteneva un elemento che oggi assume tutt’altro peso. Fonti della sicurezza riferivano che una piccola componente marginale del dissidentismo repubblicano, coinvolta anche in attività criminali ed estorsive, aveva iniziato ad avvicinarsi alla protesta contro l’immigrazione, vedendovi contemporaneamente un possibile bacino di consenso e una nuova fonte di potere sul territorio. Se le indiscrezioni pubblicate oggi dal Mail fossero confermate, la contraddizione sarebbe quindi soltanto apparente. Non avremmo necessariamente davanti una New IRA che cambia ideologia dall’oggi al domani, ma una battaglia interna su quale conflitto debba organizzare il dissenso nel nuovo contesto irlandese.
Il precedente del New Republican Movement
Ad aumentare la confusione contribuisce la proliferazione di sigle nuove che saccheggiano deliberatamente l’estetica della vecchia lotta armata. Nel dicembre scorso, nell’area di Newry, tre uomini mascherati e apparentemente armati comparvero in un filmato sotto il nome di New Republican Movement. Accusavano i politici di riempire le comunità di «undocumented military-aged men», sostenevano di voler difendere donne e bambini e arrivavano a definire alcuni rappresentanti politici «legitimate targets». La PSNI aprì un’indagine. Il New Republican Movement non è la New IRA. Ma la sua stessa comparsa è indicativa. Simboli, lessico e ritualità nati intorno a una guerra nazionale e territoriale vengono trasferiti su un conflitto completamente diverso. Il nemico storico era Londra, l’esercito britannico, la polizia nordirlandese, la partizione dell’isola. Nei nuovi gruppi la categoria dello straniero comincia invece a coincidere con quella dell’immigrato, del richiedente asilo, dell’uomo arrivato da fuori. E non è un processo confinato agli ambienti repubblicani.
Quando saltano le vecchie frontiere dell’Ulster
Nell’Irlanda del Nord la protesta contro l’immigrazione sta infatti producendo combinazioni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate paradossali. Già nel 2024, durante i disordini di Belfast, manifestanti provenienti da ambienti nazionalisti irlandesi e lealisti marciarono contemporaneamente contro l’immigrazione. L’Irish Times parlò allora, polemicamente, di un «matrimonio di convenienza» tra mondi storicamente nemici. Nel marzo 2025 gli organizzatori di nuove manifestazioni anti-immigrazione a Belfast e Derry invitavano esplicitamente «both sides of the community», protestanti e cattolici, a scendere insieme in strada. Ma sarebbe altrettanto sbagliato raccontare tutto questo come una già compiuta alleanza trasversale. Le violenze anti-immigrazione degli ultimi anni hanno avuto un peso particolarmente forte negli ambienti lealisti. L’inchiesta pubblicata dal Guardian l’8 agosto sui disordini di Belfast dello scorso giugno ricostruisce reti di organizzazione, intimidazioni e violenze soprattutto nelle zone dove continuano a esercitare influenza gruppi e sottogruppi legati alla tradizione paramilitare protestante.
Ed è proprio questo a rendere importante ciò che potrebbe accadere dall’altra parte della vecchia barricata. L’immigrazione non sta semplicemente aggiungendo un nuovo tema all’agenda politica nordirlandese. Sta introducendo una linea di divisione che non coincide più perfettamente con quelle costruite durante i Troubles. I numeri aiutano a comprenderne il contesto. Nella Repubblica d’Irlanda, nei dodici mesi terminati nell’aprile 2025, sono entrate 125.300 persone: meno dell’anno precedente, ma è stato comunque il quarto anno consecutivo sopra quota centomila. La migrazione netta è stata di 59.700 unità e la popolazione ha raggiunto 5,46 milioni. Nel 2024 gli ingressi erano stati 149.200, il dato più alto dal 2007. Anche nell’Irlanda del Nord il saldo migratorio è diventato il principale motore della crescita demografica. Questo non significa naturalmente che i flussi migratori producano automaticamente radicalizzazione o violenza. E a questo pressione demografica si sovrappone – come in altre parti d’Europa – una crisi degli alloggi e dei servizi pubblici. Ed è innegabile che questo doppio movimento provochi nelle comunità popolari, già abituate a interpretare la politica attraverso appartenenza, territorio e controllo dello spazio, una potenziale radicalizzazione.
Dalla frontiera alla comunità
Per questo la vicenda della New IRA va osservata senza farsi trascinare né dal sensazionalismo britannico né dalla tentazione opposta di liquidarla come invenzione dei tabloid. Al momento manca la prova decisiva: una rivendicazione, un documento interno autentico o una conferma indipendente irlandese che dimostri che l’espulsione dei migranti sia diventata realmente una linea politica della New IRA. Soltanto pochi mesi fa gli ambienti politici più vicini al dissidentismo repubblicano prendevano pubblicamente le distanze dagli anti-immigrazione. Ma contemporaneamente esistono una New IRA tornata a utilizzare autobombe e Semtex, fonti di sicurezza che parlano di tensioni interne, piccoli settori del dissidentismo già attratti dal nuovo terreno di mobilitazione, organizzazioni paramilitari emergenti che mescolano retorica repubblicana e opposizione all’immigrazione e proteste capaci, almeno episodicamente, di attraversare la vecchia separazione tra cattolici e protestanti.
È forse questo il dato che vale la pena osservare. Per oltre un secolo il repubblicano irlandese ha avuto davanti una questione relativamente definita: chi possiede l’Irlanda, chi la governa e dove debba passare il suo confine politico. La contrapposizione tra cattolici e protestanti, nazionalisti e unionisti, repubblicani e lealisti è stata feroce, ma si svolgeva comunque all’interno di una popolazione storicamente radicata nello stesso spazio. Il conflitto riguardava sovranità, appartenenza nazionale, religione, memoria e territorio. L’IRA, in altre parole, non ha mai dovuto fare realmente i conti con la questione razziale nelle forme in cui questa si presenta oggi in tutta Europa.
Chi saranno gli irlandesi di domani?
Ed è qui che la vicenda della New IRA diventa più interessante della New IRA stessa. La pressione migratoria sta introducendo in Europa una frattura che non coincide più con quelle del Novecento. Per la vecchia IRA la questione era politica e territoriale: il popolo per cui combatteva era considerato un dato precedente alla politica. Oggi quel presupposto vacilla. Quando immigrazione, trasformazione dei quartieri e competizione per risorse diventano esperienza quotidiana, la domanda non è più soltanto chi eserciti la sovranità, ma su quale comunità e in nome di chi. Per questo liquidare un’eventuale svolta di settori della New IRA come semplice «fascistizzazione» rischia di non cogliere il punto nella sua totalità: una nuova linea di conflitto sta penetrando dentro famiglie politiche molto più antiche. Prima la domanda era: chi governa l’Irlanda? Ora potrebbe diventare: chi saranno gli irlandesi nel prossimo futuro?
Sergio Filacchioni