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drieuRoma, 17 mag – Ha fatto molto discutere l’uscita di Papa Francesco che, nell’ultima udienza giubilare in piazza San Pietro, ha detto: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani che poi lascia sola e affamata la vicina. No, per favore no!”. Si tratta di una frase che riapre il complesso rapporto tra il cristianesimo e l’anima dei viventi non umani (nel suo bell’articolo sulla figura semi-ereticale di un ex fascista francescano e animalista, Renato della Resurrezione, Sandro Consolato dà un sintetico riassunto della questione, almeno nei suoi sviluppi più recenti). Ma, poiché questo Papa parla sempre meno in punta di dottrina e sempre più in nome di un generico e laicissimo “buon senso”, la questione interroga i rapporti stessi della nostra società con gli animali.

Ora, l’antropocentrismo morale del cristianesimo tende a porre in via di principio ogni essere umano al di sopra di ogni animale: è solo il primo ad essere fatto “a immagine e somiglianza di Dio”, ad avere un’anima e ad aver ricevuto l’imperativo di sottomettere la Terra dalla divinità in persona. Questo tipo di visione entra in effetti in conflitto con la nostra sensibilità ancestrale: il mondo indoeuropeo non conosce questa cesura netta fra uomo e natura. Una certa empatia verso gli altri esseri viventi (la cui portata non deve comunque essere esagerata) caratterizza da sempre le popolazioni europee, a differenza per esempio di alcuni popoli asiatici. E i migliori Europei moderni hanno non di rado mostrato un grande attaccamento al mondo animale, dai gatti di Drieu al cavallo di Nietzsche. Anche in termini etici, si faticherebbe a trovare delle ragioni “nostre” per preferire, in termini di affetto, stile e talora persino intelligenza, qualsiasi, davvero qualsiasi uomo al nostro pastore tedesco.

Il messaggio del Papa va completamente rigettato, quindi? Non proprio, perché comunque sembra cogliere una certa deriva della modernità che riguarda proprio il nostro rapporto col mondo animale. A parte l’estremismo di chi condanna a morte uno chef solo perché ha presentato una ricetta a base di carne, magari corroborata da secoli di tradizione, esiste anche un’aspetto meno truculento di delirio animalista. È quello che proietta sull’animale infiniti transfert: transfert di maternità, transfert di bontà… È stata già citato varie volte, in questo giornale, il caso di Monica Cirinnà, che sul suo sito si presenta parlando dei suoi “figli non umani”. È un caso tipico di individuo capace della massima intolleranza e ferocia ideologica, ammantata però sempre da un’aura di empatia e spirito coccoloso. La stessa esponente del Pd fu del resto protagonista di un provvedimento che al Comune di Roma proibiva per i cuccioli animali ciò che ella stessa avrebbe poi favorito per i piccoli d’uomo: l’allontanamento prematuro dalla madre.

L’élite che ci governa è composta da individui sistematicamente indifferenti alle sofferenze del proprio popolo, ma che sarebbero capaci di iniziare uno sciopero della fame per le foche norvegesi, i cani coreani o i pinguini dell’Antartico. La commozione per l’animale, nella loro ottica, equivale a quella per l’immigrato: è una conseguenza dell’odio di sé. Ecco, in questo senso la frase di Bergoglio acquista un valore positivo. Se non fosse che il Papa per primo è, su altri livelli, sponsor attivo e fanatico di quell’amore verso ciò che è più lontano che causa l’uccisione di ciò che ci è più prossimo.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. L’animalismo diffuso – sponsorizzato da media come “Cani(a)le 5” e personaggi politici come la Brambilla – ha assunto caratteristiche di emergenza sociale, in ragione delle patologie psico-affettive del singolo individuo e le conseguenti ricadute sulla collettività.
    Il disturbo alla quiete pubblica causato dall’abbaio dei cani – guarda caso abbandonati negli appartamenti o segregati nei cortili proprio da coloro che sostengono di amarli – è un ulteriore e pesante peggioramento delle già precarie condizioni ambientali: minare il sonno, il riposo, la concentrazione per lo studio ed il lavoro è paragonabile ad un atto terroristico; a migliaia di persone viene rovinata la vita e molti si ammalano per eccesso di stress.

    https://plus.google.com/u/0/b/102135568573697222671/102135568573697222671/posts/RXDAtxWY5HC

    E per non parlare delle 70.000 aggressioni l’anno da parte di cani di proprietà, in molti casi mortali soprattutto verso bambini.

    http://www.senzabarcode.it/9669/in-italia-70-000-casi-di-aggressioni-da-parte-di-cani

    Anche in questo ambito imperversano i luoghi comuni, gli slogan ideologici, per non parlare dello sfruttamento commerciale (la lobby animalista frutta molti miliardi).

    http://www.tuttozampe.com/focus-annuncia-che-cani-e-gatti-inquinano-piu-di-un-suv/9822/

    Ciò che sicuramente difetta è la comprensione del mondo animale e dell’ essere umano tuot court, e sarebbe opportuno che coloro i quali detengono animali domestici almeno si documentino in materia di etologia – oltre che porsi delle domande sul proprio stato psico-affettivo – per scoprire che il mondo animale è molto complesso ma non è “buonista”: chi sa che delle tanto amate foche i maschi divorano i cuccioli per reingravidare la femmina…?
    Come ha detto qualcuno <> e ai più difetta sia l’una che l’altra e vengono sostituite con l’ attaccamento morboso verso creature che non possono opporsi alla psicosi dei loto proprietari.

  2. Niente e nessuno mi obbliga ad amare incondizionatamente il mio prossimo. Sicuramente amo di più un animale di un animalista.

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