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Milano corteo 6Milano, 22 mag. – Uno degli slogan urlati nella manifestazione invasionista di Milano recitava: “Nessun uomo è illegale”. Che diavolo vorrà mai dire? Difficile saperlo: quel mondo si nutre unicamente di slogan morali, retorica stracciona e una fortissima pulsione inconscia all’etnocidio. Di argomenti, però, se ne vedono pochini. Ora, ragionandoci su, si capisce che la frase “Nessun uomo è illegale” non abbia alcun senso: sono gli atti, i comportamenti, a essere legali o illegali.

Mario Rossi non è legale o illegale. Se Mario Rossi ruba una macchina, allora compie un gesto illegale e quindi viene punito dalla legge. Abdullah non è legale o illegale, ma se entra in un Paese straniero violandone le leggi che regolano l’ingresso al suo interno, compie un reato. La differenza la capirebbe anche un bambino. Ma gli immigrazionisti non ci stanno: in fin dei conti Abdullah non ha mica scelto lui dove nascere, quindi la legge si fa sentire sul suo capo e su quello di Mario Rossi in modo differente.

C’è tutta una parte del Paese che è davvero convinta che questo delirio sia una posizione di buon senso. Come se gli esseri umani esistessero dapprima in una condizione egualitaria pre-nazionale, pre-culturale, pre-statuale, per poi essere assegnati in maniera del tutto casuale, e quindi “discriminatoria”, a questo o quello Stato. Ma le leggi non hanno a che fare con queste fantasie puerili, bensì con esseri umani in carne e ossa, nati in un certo luogo, in una certa epoca, in un certo Stato. Del resto quale dovrebbe essere la logica conseguenza legistlativa della frase “Nessun uomo è illegale”? La facoltà di entrare e uscire dai confini senza alcun controllo? La possibilità di istallarsi in qualsiasi parte del mondo senza rendere conto a nessuno? Ora, siate bravi: quale collettività umana ha mai permesso ciò? Le polis greche? L’impero romano? Le tribù africane? Gli stati moderni di ispirazione liberale, fascista, comunista?

La risposta è: nessuno, mai. Da quando l’uomo esiste, si è aggregato e diviso con altri uomini, formando un “noi” e un “loro”. Da quando l’uomo esiste, l’ingresso in una comunità politica è qualcosa che “fa problema”, che non può andare in automatico. E se questa comunità politica è uno Stato moderno, allora esistono delle leggi che regolano l’ingresso all’interno del suo territorio e la possibilità di acquisirne la cittadinanza. Il che significa che, in ogni epoca e in ogni luogo, c’è sempre stato qualche essere umano “illegale”. Con buona pace degli invasionisti.

Adriano Scianca

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