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Roma, 2 apr – Trent’anni fa, il 2 aprile del 1990, moriva nella sua Roma Aldo Fabrizi (Fabbrizi, “co’ du’ B”, all’anagrafe). Non intendiamo qui ripercorrere la sua lunga e prolifica carriera. Solo qualche considerazione sulla vita di uno straordinario artista. Con lui, classe 1905, se ne andava una figura straordinaria, forse mai pienamente compresa. L’attore, l’uomo, era di una genialità unica, in quanto capace di far stridere il carattere popolare e popolano (peraltro autobiografico) dei personaggi che interpretava, a teatro come nel cinema, con un tratto aristocratico, ma di una nobiltà antica e sconosciuta ai blasoni.

Si dirà come Totò, il Principe de Curtis, al fianco del quale regalò intramontabili momenti di spettacolo. No, non proprio. Aldo Fabrizi faceva ridere tutti, qualcuno, quando era il caso, lo faceva pure riflettere, ma non arrivava a chiunque. E non rilevava in questo la sua granitica, antica, originale e favolosa romanità. Sì, perché il romanesco del sor Aldo era qualcosa di unico, arcaico e raffinato. Fabrizi, non solo attore ma anche regista, sceneggiatore e poeta (iniziò nel 1928 con le Lucciche ar sole), era uno da palati fini.

Un grande, dunque antipatico ai radical chic

E quando si parla di palati fini, si potrebbe pensare alla solita intellighenzia rossa, che nel cinema, nel teatro e nella cultura in genere, dal Dopoguerra l’ha fatta e la fa da padrona. E invece no, quelli non l’hanno mica mai capito Fabrizi. Non bastò nemmeno la sua eccellente interpretazione del prete in Roma città aperta di Roberto Rossellini. Eh no, perché il don Pietro della nota pellicola neorealista, non fu e non lo sarebbe mai stato, un campione di antifascismo su cui far conto. Anzi, se come artista attraversò, al pari di molti altri non allineati, le varie stagioni senza coinvolgimenti strettamente politico-culturali, dal punto di vista personale di lui sono state dette molte cose.

E se è sempre sgradevole “tirare per la giacchetta” gli spiriti liberi di ogni ambito ed epoca, ci rifacciamo alle testimonianze che raccontano di un Fabrizi cui stavano fortemente antipatici i cosiddetti radical chic e persino molti mostri sacri dell’ambiente, in larga parte di fede comunista o giù di lì. Non è nemmeno il caso di indugiare sulle sue riservate simpatie per il Movimento sociale italiano, né sull’altrettanto nota amicizia con Giorgio Almirante; tuttavia è dolce il ricordo della presenza dell’anziano sor Aldo ai funerali dello storico segretario missino, a Piazza Navona. Due anni dopo Roma avrebbe salutato anche lui, nella maniera dovuta agli uomini che non si dimenticano.

Fabio Pasini

2 Commenti

  1. Semplicità, onestà, chiarezza, naturalezza, simpatia, spontaneità… erano in Aldo Fabrizi! Quasi non recitava.
    Ben diversamente da quasi tutti i protagonisti dello spettacolino odierno, davvero penoso: oggi siamo spesso oltre la recita, siamo alla trasmissione automatica di una comoda, involuta e falsa umanità, connaturata acriticamente per sbarcare il lunario.

  2. Meno male che le sale cinematografiche non riapriranno prima di dieci anni. Le sale verranno destinate agli immigrati.Oramai e chi si azzardera’ piu’ ad entrare in un cinema puzzolente pieno di blatte e virus.

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