Il Primato Nazionale mensile in edicola
Milano, 14 dic – Alla fine Anastasio ce l’ha fatta. Il rapper di Meta di Sorrento ha vinto l’edizione 2018 di X Factor battendo in finale gli altri tre concorrenti: Naomi, Luna e i Bowland. Per chi segue il talent di Sky (io no per esempio) non è certo una sorpresa, visto che Anastasio era il grande favorito della vigilia. Le sue quotazioni per la vittoria finale però erano improvvisamente calate nella mattinata di ieri, dopo la pubblicazione di un articolo di Vice che più nella categoria “spettacolo” rientrava in quella “minacce”: “A quanto pare al rapper Anastasio piacciono Salvini, CasaPound e Trump“.
Con fare a metà tra il dossieraggio antifascista e il mafioso, all’interno del pezzo si diceva: “Il profilo Facebook Marco Anastasio ha messo like a Donald Trump, Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e CasaPound. Condivide contenuti più o meno ironici su tematiche come l’immigrazione o le aggressioni a sfondo razzista che avvengono nel nostro Paese. Il che non è un crimine ma è sicuramente una variabile da prendere in considerazione prima di decidere se ascoltare la sua musica e supportarlo nella sua carriera artistica”. Con una solerzia degna di un agente della Stasi, si invitava il pubblico (e gli addetti ai lavori) a creare un cordone sanitario antifascista per isolare il possibile rapper “fascio”.
Essendo X Factor un inno al politicamente corretto, dove si balla e si canta sostanzialmente per “emozionare”, “essere davvero se stessi”, “abbattere i muri” e qualsiasi altra cosa possa essere percepita come gay friendly o pro integrazione, in onda su una emittente che dal caso Di Canio a quello di Asia Argento ha già dimostrato di saper reprimere rapidamente ogni sconfinamento dal solco del pensiero unico, in molti avevano già sentenziato “non lo faranno mai vincere”. E invece Anastasio ha vinto, perché per acclamazione è stato semplicemente il più bravo. Così almeno mi dicono dalla regia, dove in molti esaltano suoi testi “non banali” e “non comuni” rispetto al panorama del rap italiano.
Ma la domanda resta: Anastasio è camerata? Ovviamente ai posteri l’ardua sentenza, dove per posteri si intendono questi giorni di “gloria”. Magari alle domande scomode della stampa risponderà esibendo la copia di Gomorra autografata direttamente da Saviano, o lo scontrino di un pranzo a Capalbio con Gad Lerner. Dopo la denuncia di Vice, che riprendeva il podcast pubblicato da ingranaggi, altre testate stanno cercando di reperire informazioni sull’orientamento politico di Anastasio. Restano per ora i mi piace galeotti a CasaPound e Salvini, ma anche a pagine di impronta più culturale e satirica nel campo del politicamente scorretto, come “Fazyo”, la “Petalopubblica” o “Gepolitical Center”. E soprattutto post non allineati come quello contro Macron e la “sinistra degenerata”.
Vedremo come andrà a finire (con una punta di pessimismo): quello musicale, così come il cinema, sono tra gli ultimi ambienti in cui persiste una forte pregiudiziale antifascista, più che per motivi ideologici ormai soltanto come pro forma. Ma rimane. Vedremo se Anastasio avrà la possibilità (e il coraggio) di continuare a essere se stesso. Per davvero, non per compiacere il Manuel Agnelli o il produttore di turno.
Davide Di Stefano
Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta