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Alla fine ci sono riusciti: l’aborto in Francia diventa magicamente “un diritto”

by Stelio Fergola
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aborto Francia

Roma, 5 mar – L”aborto in Francia diventa un “diritto”. Non una soluzione estrema, non un’eventualità da evitare, ma proprio un diritto. Entrando addirittura nella Costituzione. Tutto prevedibile purtroppo, considerando come la parola “diritto” accoppiata all’interruzione di gravidanza abbia letteralmente invaso la cultura mainstream negli ultimi decenni. Con la gradualità della rana bollita, senza manco passare per una vera e propria finestra di Overton (visto che a contestare l’aggettivo per l’aborto medesimo non c’è mai stato un gruppo rappresentante il pensiero dominante), il passo è compiuto oltralpe. E non dubitate, arriverà anche da noi.

L’aborto in Francia: “diritto” difeso dalla Costituzione

La cosiddetta “Interruzione volontaria di gravidanza” (Ivg) arriva quindi nella Costituzione francese,con una modifica approvata da una maggioranza netta del parlamento riunitosi a Versailles in via eccezionale. Per il presidente Emmanuel Macron è una dimostrazione di “fierezza francese”, visto il lancio di un “messaggio universale”. Ovviamente, la festa della donna dell’8 marzo sarà l’occasione perfetta per fare un po’ di propaganda sulla modifica appena approvata. In Place Vendome a Parigi si festeggerà “insieme l’ingresso di una nuova libertà garantita nella costituzione con la prima cerimonia di sigillatura aperta al pubblico”, dinanzi al ministero della Giustizia.

Il clima era pessimo già da prima della votazione, con il premier francese Gabriel Attal che lanciava allarmi come se si stesse parlando di epidemie gravissime, definendo “il diritto all’aborto in pericolo” in quanto alla “mercé di coloro che decidono” se riconoscerlo o meno. Ovviamente, tanto amore e tanta vicinanza ostentata verso le donne, verso cui il voto sarebbe un “debito morale”.

Tutto prevedibile

Sono almeno vent’anni che, all’improvviso, quasi per magia, l’aborto viene accoppiato alla parola “diritto”. Laddove precedentemente non era affatto così. Com’era logico che fosse, d’altronde. L’abitudine ha preso piede da tempo anche in Italia, se qualcuno fa umilmente notare che, data la natura emergenziale della pratica di per sé, non possa essere definito tale, le solite levate di scudi progressisti si alzano pronte ad attaccare. In ogni caso,  l’Occidente è un blocco unico da almeno cinquant’anni, dove se qualche innovazione viene approvata in una delle sue “regioni”, presto o tardi giunge anche nelle altre. Certo, solitamente il processo di turno parte dagli Stati Uniti (dove per la verità sul tema dell’aborto si sono mostrate molte più resistenze che nel vecchio continente, al di là di proposte folli che lo immaginano lecito pure al nono mese), in questo caso si tratta della Francia, ma cambia poco: arriverà dappertutto, più o meno lentamente, e quindi anche da noi. D’altronde, se anche l’Ansa, un’agenzia di stampa che dovrebbe essere neutrale, dà la notizia scrivendo “il diritto all’aborto”, significa che mentalmente la questione abbia già conquistato le coscienze di massa.

Perché è un punto di partenza gravissimo

Da un punto di vista filosofico, la gravità della liceità dell’aborto come “diritto “(togliendovi di conseguenza ogni caratteristica emergenziale e relativamente variabile) è evidente: potenzialmente l’attribuzione può generare qualsiasi processo espansivo in futuro. Dal numero di mesi di gravidanza massimo consentito per l’interruzione previsto dalla legge (che in Francia, come in Italia, è di tre), alla stessa idea terrificante di poter recepire socialmente l’aborto come una sorta di “contraccettivo”: qualcosa che avviene già oggi, in molti casi. Ma che con l’aborto definito addirittura come “diritto” potrebbe animare i pensieri e le azioni di una infinità di future generazioni. Insomma, prepariamoci all’ennesimo, inarrestabile piano inclinato.

Stelio Fergola

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