Roma, 26 lug – Dopo il settimanale Famiglia Cristiana, adesso anche Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha lanciato un attacco frontale a Matteo Salvini. La prima pagina dell’edizione di oggi è infatti dedicata al ministro dell’Interno con il titolo Ma nessun uomo è mai un «parassita». Il titolo si riferisce chiaramente alle parole che il leader della Lega ha speso in relazione ai Rom e all’illegalità che regna nei loro campi: «Le presenze Rom in Italia superano le 150mila persone, i problemi sono legati a 30mila persone che si ostinano a vivere nei campi, probabilmente spinti da chi ci guadagna. Il problema è chi si ostina a vivere nella illegalità, questa sacca di minoranza e parassitaria, potrebbero anche essere svedesi o esquimesi. Noi chiediamo semplicemente parità di diritti e doveri, i bambini devono andare a scuola, le auto devono essere assicurate e va fatta la dichiarazione dei redditi. Bruciare le cose con dei roghi tossici non fa parte della legalità», aveva dichiarato Salvini nel corso di una conferenza stampa al Viminale.
Così ha risposto quindi il giornale dei vescovi italiani attraverso la penna di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio: «Lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom». «Parlare come ha fatto Salvini di 30.000 persone che si ostinano a vivere nella illegalità, definendole “sacca parassitaria” – prosegue l’editoriale di Avvenire – suona pregiudiziale verso una intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà». «Queste parole possono influenzare le opinioni pubbliche e spesso sono dette proprio a questo scopo», ha concluso Impagliazzo attingendo a una retorica davvero singolare: c’è forse un politico che parla senza voler influenzare l’opinione pubblica? Impagliazzo per quale scopo scrive? Per convincere l’opinione pubblica o per puro diletto?
Al di là però della singola questione, è evidente che buona parte delle gerarchie ecclesiastiche italiane hanno dichiarato guerra aperta a Salvini e, più in generale, alle politiche di gestione dell’immigrazione e della sicurezza interna volute dal governo gialloverde. D’altronde, non è un caso che Avvenire contrapponga al leader della Lega le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo stesso Mattarella che, quando si trattò di consumare lo strappo istituzionale più drammatico della recente storia repubblicana, potrebbe essere stato «imbeccato» proprio dalla Cei. Il motivo di tanto astio è fin troppo cristallino: con il taglio ai fondi destinati al business dell’accoglienza, si chiuderebbero di fatto le mangiatoie per tutte quelle associazioni cattoliche che di tale business hanno a lungo approfittato. E del resto si sa, pecunia non olet. Neanche in Vaticano.
Elena Sempione

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