Roma, 17 luglio – Paolo Bargiggia, giornalista sportivo, figura di spicco di Sport Mediaset e firma del Primato Nazionale, è sotto accusa per aver definito – in occasione della vittoria della Croazia sull’Inghilterra ai Mondiali di Russia – la nazione di Mandzukic e Perisic, “completamente autoctona”, con un “popolo di quattro milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista”. E poi, in occasione della finale Francia-Croazia, per aver definito la terra dei Bleus “un melting pot di razze e religioni, dove il concetto di nazione e Patria è piuttosto relativo“. Di qui gli attacchi di razzismo, con Mediaset che si dissocia ufficialmente dal “suo” giornalista e Bargiggia che minaccia azioni legali: “Segnalo che in Italia non è previsto il reato d’opinione, che la parola razza è contemplata dalla Costituzione e che il mio tweet sul profilo personale, non aveva contenuti razzisti ma rappresentava una semplice analisi di realtà. Trattandosi di un’accusa gratuita e grave, mi riservo di tutelare la mia immagine nelle competenti sedi”.

Ora arriva l’attacco più pesante, quello del guru della critica televisiva Aldo Grasso, che si prende la briga di mettere alla gogna Bargiggia dalle autorevoli pagine del Corriere della Sera perché “simpatizzante di CasaPound” e per l’utilizzo davvero disdicevole della parola razza. Ecco, ci dica l’eminente storico della televisione, quale parola utilizzerebbe lui per rendere il concetto di razza (in ogni caso di certo non vietata né rimossa dalla costituzione, come in Francia), forse con il più politcamente corretto “etnia” non si sarebbe creato un simile polverone. Ma la sostanza non cambia. A tal proposito, che a Parigi si affrettino a cancellarla, la parola razza, è sintomatico della cancellazione dell’identità francese. Perché una nazionale composta soprattutto da africani è la cartina al tornasole di quella realtà ben descritta da Bargiggia: in Francia patria e identità nazionale sono concetti diluiti se non già annullati in quel multiculturalismo e multietnicismo salutati come forza vincente del Paese.

Rimanendo in ambito sportivo, questi ragazzoni africani in tenuta Bleus ci ricordano gli atleti afroamericani, che spesso trovano la gloria per la loro prestanza fisica (così come l’istruzione nei college, sempre per le loro capacità atletiche). Non v’è alcunché di razzista in questo, anzi. Sono le opportunità delle società multietniche. I giovani afrofrancesi della nazionale di calcio sono giustamente incensati e osannati. Tanti di loro però non ce la fanno e restano nell’autoghetto delle banlieue. E non perdono occasione di manifestare la loro gioia per la vittoria dei loro connazionali devastando la loro Patria, o esibendo bandiere di altre nazioni più ritenute più identitarie come quella algerina. Un amor patrio ben diverso da quello dimostrato dai croati, non trovate? Ecco perché siamo con Bargiggia, “colpevole” di aver messo in evidenza differenze scomode per i paladini del melting pot. Insomma, con buona pace di Grasso e di tutti i buonisti immigrazionisti alla Boeri e compagni, #restiamosportivi: il razzismo non c’entra.

Adolfo Spezzaferro

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  1. Aldo grassio chi??????? Un solone trombato e dimenticato, un vecchio arnese comunista, codardo e vigliacco, tale ominide attacca CP e bargiggia poiché , finito nel dimenticatoio, cerca un minutino di celebrità a spese altrui……..come saviano e altre deiezioni simili è un otre autoreferenziale che parla attraverso la sua parziale e presunta verità………. Da Fazio a skypd24 è anche lui da annoverare fra i peggiori traditori della patria……. Auguri.

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