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Roma, 19 giu – Se i denunciatori dell’eterno pericolo fascista non fossero delle capre ignoranti, la traccia di letteratura dell’esame di maturità 2019 iniziato oggi si presterebbe a un’infinita polemica. Ma poiché capre lo sono per davvero, nessuno ha avuto nulla da ridire circa la scelta della poesia di Giuseppe Ungaretti,Risvegli”, tratta dalla raccolta Il porto sepolto, uscita nel 1916. Del libro, tuttavia, fu stampata un’edizione anche nel 1923, arricchita da una prefazione d’eccellenza: quella del presidente del Consiglio Benito Mussolini. Qualche anno fa, infatti, è stato scoperto da Francesca Petrocchi, ordinario di letterature moderne comparate all’università di Viterbo, un documento autografo, conservato all’Archivio Centrale dello Stato, con il quale Ungaretti chiedeva a Mussolini (ottenendola) la prefazione alla sua raccolta poetica.

La lettera di Ungaretti a Mussolini

La lettera porta la data del 5 novembre 1922: Ungaretti ricordava il suo ”valore di poeta” universalmente riconosciuto, aggiungendo: ”Meriterei di essere da un pubblico più vasto conosciuto ed amato. Finora non conosco bene che la fame. L’Italia nuova deve sapere dare di più al valore. Vuole Vostra Eccellenza che la rinnovata italianità sta consacrando, innalzare anche la mia fede? Riccorro a V. E. come a un signore della Rinascenza. Quando l’Italia è stata grandissima nel mondo, i potenti non sdegnarono di coronarla di bellezza (ch’è la sola cosa non peritura)”. Appena insediatosi al governo, quindi, Mussolini appariva al poeta un signore del Rinascimento.

Ma non si trattò di una infatuazione fugace. Ancora il 3 gennaio 1926, quindi con le “leggi fascistissime” ancora freschissime, il poeta tornava a scrivere al Duce per proporre un’autocandidatura alla carica di membro della nascente Accademia d’Italia. La missiva iniziava con queste parole: “Carissimo Duce… sono il vostro devotissimo milite Giuseppe Ungaretti“.

Il poeta iscritto al Pnf

Questa volta, tuttavia, la richiesta non sortì effetti. È tuttavia interessante come il poeta allegasse un curriculum in cui si menzionava anche la data della sua iscrizione al Pnf, nel dopoguerra sempre smentita: 30 agosto 1924.

Nella Antologia dei poeti fascisti uscita nel 1935, poi, Ungaretti inseriva la sua “Epigrafe per un caduto della Rivoluzione”. Ma già nel 1928, il poeta si era offerto al capo del fascismo per andare a Parigi per fare pressioni sulla casa editrice Gallimard al fine di non far uscire il libro di Salvemini Le Terreur Fasciste 1922-1926. Anche in questo caso, tuttavia, Mussolini aveva preferito non servirsi dell’aiuto del suo zelante “devotissimo milite”.

Adriano Scianca

2 Commenti

  1. Ottimo articolo. Faccio presente che Ungaretti dedicò espressamente al duce una sua poesia – “Popolo” – e che richiese l’iscrizione al PNF – come Pirandello – proprio in uno dei momenti più difficili della fase “parlamentare” del fascismo, cioè durante l’affare Matteotti. Dati tali presupposti, logicamente la sua produzione letteraria dovrebbe essere espunta dalla “Cultura” italiana del secondo dopoguerra.

  2. Che imbecille il signor Indelli. Giuseppe Ungaretti è stato il più grande poeta italiano del secolo scorso. Come Ezra Pound il più grande poeta mondiale, il Dante Alighieri del 21mo secolo. E allora? Il signor Indelli impari a leggere la poesia invece di emettere sentenze da KGB o SS. Giancarlo Politi

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