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Roma, 6 feb – Buone notizie sul fronte delle terapie contro il coronavirus: secondo una ricerca clinica pubblicata sulla rivista Lancet Rheumatology l‘antinfiammatorio anakinra produce una riduzione sostanziale della mortalità nel corso dell’infezione. Come? Il farmaco spegne la tempesta di citochine infiammatorie che colpisce i pazienti con forme gravi di Covid-19, la manifestazione più virulenta della malattia che porta in alcuni casi alla morte del contagiato. Anakinra è un farmaco utilizzato abitualmente per l’artrite reumatoide e altre gravi patologie infiammatorie.

Anakinra: l’antinfiammatorio che salva dal coronavirus

A coordinare la ricerca Lorenzo Dagna – primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare e professore associato dell’Università Vita-Salute San Raffaele – e da Giulio Cavalli, medico ricercatore della stessa unità. Lo riporta Agi. Lo studio ha messo a confronto l’efficacia di due diversi tipi di antinfiammatori somministrati a un campione di pazienti con forme gravi di Covid-19. L’inibitore dell’Interleuchina IL-1, chiamato anakinra, e gli inibitori di IL-6 tocilizumab e sarilumab. Ebbene, solo anakinra, andando a colpire la citochina IL-1, salva dal decesso i pazienti, stante comunque la necessità di somministrare la terapia tempestivamente.

La tempesta citochinica

«I tassi di mortalità del Covid-19 si associano all’emergere, nei pazienti con forme gravi della malattia, della cosiddetta sindrome da tempesta citochinica. E’ uno stato iper-infiammatorio caratterizzato da una risposta immune eccessiva e dannosa», precisa Dagna, coordinatore dello studio.

«L’obiettivo della ricerca clinica su Covid-19 è andare, sempre di più, verso una personalizzazione delle terapie: non solo rispetto alle diverse categorie di pazienti, ma anche alle diverse fasi di malattia», dice Dagna. «Anakinra costituisce, se somministrato al momento giusto e ai pazienti giusti, un ulteriore strumento per evitare le progressioni più pericolose dell’infezione da coronavirus».

Un’altra freccia all’arco dei medici

Dagna conclude annunciando l’avvio di «uno studio randomizzato internazionale che ancor meglio sostanzierà l’efficacia e la sicurezza di questa molecola nei pazienti con Covid-19». La sperimentazione fa parte del maxi studio osservazionale Covid-19 (che ha incluso 1400 pazienti ricoverati per Covid) avviato a marzo presso l’Irccs Ospedale San Raffaele.

Cristina Gauri

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