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Roma, 7 feb – Il Recovery Plan? Necessario ma insufficiente, se non accompagnato da altre misure. Le quali abbiano come stella polare, fra le altre cose, quella di un riequilibrio dei conti al fine di ridurre il debito pubblico. Queste, in estrema sintesi, le considerazioni del governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, che sulle riforme chiede di agire in fretta “per riprendere la via della ripresa”.



L’occasione di fare il punto è il 27° congresso Assiom Forex. E’ in questa sede che il numero uno di via Nazionale, prendendo al balzo la palla delle consultazioni per il nuovo governo Draghi, traccia la sua linea sul futuro prossimo dell’Italia.

Il Recovery è insufficiente, per Visco riforme necessarie

“L’impegno richiesto per affrontare l’emergenza sanitaria e sostenere le imprese, i lavoratori e le famiglie più colpiti è ancora grande”, ma “la nostra economia ha dimostrato capacità di ripresa”, spiega. L’obiettivo adesso dev’essere quello di “trovare la coesione necessaria per riprendere la via dello sviluppo, sfruttando l’opportunità offerta dalla risposta venuta dall’Unione europea (che ci costerà miliardi e ci sottoporrà ancora di più alla disciplina del vincolo esterno, ndr) e affrontando i problemi strutturali che lo frenano nell’ambito di una strategia comune, che ha al centro le sfide della sostenibilità ambientale e della transizione digitale”. Una risposta, quella dell’Ue e sia detto per inciso, che ci costerà miliardi. Ma transeat.

Come? Secondo Visco quella delle riforme è l’unica strada percorribile. Specialmente in virtù del fatto che “l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per quanto essenziale per la modernizzazione della struttura produttiva, rischia di non essere sufficiente a garantire un innalzamento duraturo del ritmo di crescita“. Il Recovery Plan, insomma, deve necessariamente essere accompagnato “da riforme che sciolgano i nodi che frenano lo sviluppo e l’investimento privato. Non si tratta di prestare un ossequio formale alle puntuali raccomandazioni della Commissione europea, ma di affrontare in maniera concreta problemi di cui da anni si dibatte”.

Tornano le “cazzate del liberismo”

Di che riforme parla Visco è facilmente intuibile. Prendiamo ad esempio il lavoro. Qui il governatore parla di conciliare la protezione dei lavoratori e delle aziende sane “con l’esigenza di non impedire la fisiologica riallocazione delle risorse verso imprese e settori con più opportunità di crescita. Superata l’emergenza, le misure dovranno costituire un ponte verso la realizzazione di riforme e investimenti per ritrovare la via dello sviluppo”. Misura ritenuta addirittura “indispensabile per favorire quei guadagni di efficienza fondamentali per alimentare lo sviluppo economico”.

Tradotto: il solito mantra “non tuteliamo i posti di lavoro ma i lavoratori”. Da operaio specializzato della (fu) manifattura ad esperto di impiantistica “green”, insomma, è un attimo. “Cazzate”, le definì perfino Calenda ammettendo di esserci arrivato dopo trent’anni. Forse a Palazzo Koch serve ancora tempo. E qualche lavoratore in più lasciato in mezzo a una strada. La chiameranno distruzione creativa. Guardacaso è anche una possibile traccia di lavoro del nuovo presidente del consiglio.

Filippo Burla

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