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Bari, 3 set – La Banca Popolare di Bari è nell’occhio del ciclone. Mercoledì scorso, infatti, i vertici dell’istituto di credito pugliese sono finiti nel registro degli indagati. A finire sul banco degli imputati il presidente Marco Jacobini, l’allora direttore generale Vincenzo De Bustis, già amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena e Deutsche Bank, i due figli di Jacobini, Gianluca e Luigi (rispettivamente condirettore generale e vice), il responsabile della linea contabilità e bilancio della popolare Elia Circelli, il dirigente dell’ufficio rischi Antonio Zullo. Le accuse sono pesanti: associazione per delinquere, truffa, ostacolo all’attività della Banca d’Italia e false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob. La vicenda, si sviluppa tra il 2013 e il 2016 quando un solerte funzionario svela le irregolarità nascoste nei bilanci della Banca Popolare di Bari. Lo zelo del dipendente non è tuttavia stato apprezzato dai suoi dirigenti, che hanno preferito licenziarlo. Il bancario, però, non è disposto a bere la cicuta, anzi si presenta in Procura per denunciare gli illeciti dell’istituto di credito.

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E veniamo così ai fatti. Nel 2013 e nel 2015 la popolare di Bari ha compiuto due aumenti di capitale, rispettivamente da 243 milioni e 50 milioni di euro, utili successivamente anche per l’acquisizione di Banca Tercas. La procedura seguita, secondo le accuse, è stata mendace, data la presentazione alla Consob di prospetti falsi pur di procedere con la raccolta di capitale sul mercato.

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Se queste accuse fossero provate, le ripercussioni sarebbero pesantissime. Infatti, i soci (circa settamila in questo caso) sono autorizzati a chiedere un risarcimento per il danno subito se l’investimento compiuto è più rischioso di quanto i dati facessero pensare. Si tratterebbe di cifre da capogiro visto che il valore dei titoli distribuiti è di circa un miliardo di euro. Le associazioni dei consumatori già sono pronte a dare battaglia. Il Comitato per la tutela degli azionisti della BPB (composto da Comitato Adusbef, Codacons, Codici e Confconsumatori) sottolinea quanto le accuse di reato per associazione per delinquere e truffa, rivolte al presidente Marco Jacobini e ai suoi due figli e vice-direttori Luigi e Gianluca siano molto pesanti. La replica della banca non basta certo a rassicurare i risparmiatori. Gli accusati cercano di sminuire la questione come la vendetta di un collaboratore licenziato: “Le dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa è bene che siano oggetto di ogni approfondimento da parte della Procura, per consentire poi alla Banca Popolare di Bari di agire nei confronti dell’autore di tali inaccettabili propalazioni. Per la banca contano solo i fatti, gli atti, i numeri, la trasparenza delle procedure e, di conseguenza, la fiducia dei soci e dei clienti”.

Comunque vada a finire la vicenda giudiziaria, è a rischio l’economia di una delle regioni più importanti d’Italia. Infatti, non va dimenticato che la Banca Popolare di Bari con 3300 dipendenti e quasi settantamila soci è il più grande istituto di credito del Mezzogiorno. È stata il punto di riferimento per l’economia di un’intera regione elargendo prestiti a migliaia di famiglie e imprese. Oggi dopo anni di mala gestione, aggravata dall’acquisto della Banca Tercas, rischia il crack.  Sembra di rivedere un film già visto, basta fare un piccolo passo indietro. Nel 2008 il Monte dei Paschi di Siena rilevò per nove miliardi di euro la Banca Antonveneta finanziando l’acquisizione con operazioni tutte a debito (bond subordinati che furono venduti ai clienti più fedeli). Seguirono poi sei aumenti di capitale in sette anni (2008-2016) subendo perdite per circa diciotto miliardi di euro. Alla fine il salvataggio da parte dello Stato costò nove miliardi di euro.

Salvatore Recupero

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1 commento

  1. Il funzionario licenziato è stato anche denunciato dalla banca per tentata estorsione, con prove annesse, quindi non gli darei troppa importanza. Lasciamo che siano le indagini in corso a dirci qual è la situazione reale e non diamo spazio a probabili speculazioni.

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