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Roma, 10 dic – Il presepe è il simbolo più usato e anche più abusato del Natale cristiano. Se l’inserimento di figure “profane” all’interno della rappresentazione della natività è ormai un’usanza consolidata nel bel paese (basti pensare alle “innocenti” statuette del presepe napoletano ritraenti calciatori, attori e vip in generale) la reinterpretazione forzata della storia di Gesù bambino in quella di un semplice “immigrato” ha portato negli anni al compimento di veri e propri scempi, non solo da punto di vista della coerenza narrativa, ma anche dal punto di vista meramente estetico.

Ultimo eclatante caso è quello del presepe allestito dal Comitato Feste Patronali di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. “Il bambino nasce nel mare, dove con Giuseppe e Maria, profughi, non accolti da nessuno vive l’esperienza che molti migranti affrontano nel nostro Mar Mediterraneo. E il mare di plastica a fare da sfondo dalla Natività è un grido dall’allarme contro l’inquinamento” si legge nella didascalia che accompagna il manufatto. Oltre all’erroneo e buonista paragone tra la Sacra Famiglia e le storie degli immigrati contemporanei, anche la resa lascia piuttosto a desiderare: Giuseppe e Maria sembrano due pupazzi da crash test automobilistico.

Nello specifico, Giuseppe sembra più un Avenger che non una figura biblica. Le critiche, come prevedibile, non sono mancate e non si limitano al piano estetico: Francesco Colafemmina esperto d’arte originario proprio del paese di Acquaviva delle Fonti, ha espresso vivo sdegno per questa rappresentazione della notte sacra: “Per dieci anni ho combattuto gli scempi nell’arte e nell’architettura sacra, sinceramente non avrei mai immaginato che nel mio paese, nella mia Puglia si potessero realizzare simili orrori. La Puglia che ha dato i natali a grandi maestri come Stefano da Putignano, autore di un meraviglioso presepe del XVI secolo custodito nella chiesa madre di Polignano, è diventata teatro di simili reinterpretazioni laiche e blasfeme del presepe in nome dell’immigrazionismo e dell’ambientalismo”.

Con il Natale che si avvicina, sempre più personaggi “peccano” di protagonismo con il mezzo di una delle tradizioni italiane più amate (il primo presepe della storia fu allestito da San Francesco d’Assisi a Greccio) spesso ignorando e calpestando non solo il suo significato confessionale ma anche la sua valenza culturale. Recenti sono le dichiarazioni di Don Favarin, il prete dell’accoglienza (e dal fatturato milionario attraverso la cooperativa da lui gestita) scagliate contro la costruzione del presepe nelle case degli italiani. «Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni.  Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri se non si è disposti ad accogliere i migranti…».

Non è chiaro in che modo lo stringersi di una famiglia nell’allestimento di una scena sacra sia contro il Vangelo ed i suoi valori, tantomeno si capisce come questo impedisca di far del bene ai poveri. Ad ogni Natale che passa, questi personaggi sembrano dimenticare sempre di più che non ci sono solo stranieri poveri e che non ci sono solo immigrati da salvare. E soprattutto nessuno ha mai chiesto che questo simbolo delle nostre tradizioni divenga ogni anno un contraltare libero di essere modificato a piacere, con risultati spesso tra il comico ed il tragico, da chi vuole mettere in opera solo i propri secondi fini.

Ilaria Paoletti

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3 Commenti

  1. non solo Giuseppe,Maria e Gesù bambino non sono mai stati profughi,ma nemmeno poveri;
    il solo fatto che Maria abbia viaggiato sopra un animale da soma per andare a Betlemme (a quei tempi era come possedere oggi una macchina) o che lo stesso Gesù parlasse e scrivesse in Ebraico ed Aramaico in un periodo in cui l’analfabetismo era la regola,ci suggerisce che la Sacra Famiglia appartenesse alla media borghesia dell’epoca;
    ulteriore indicazione di questo status sociale il fatto che non via sia mai da parte di Gesù una condanna dello SCHIAVISMO, così come rimarcato dall’apostolo Paolo che invitava invece i servi ad essere fedeli e ad amare i loro padroni sempre e comunque,anche in loro assenza.
    in ogni caso,a meno di non pensare che i circa 150 km di distanza da Nazareth e Betlemme all’interno di uno stesso stato possano essere definiti “migrazione”, l’episodio della pretesa “fuga in Egitto” raccontata da Matteo (come conseguenza della “strage degli innocenti”) viene smentita per iscritto non solo dall’evangelista Luca ma anche da tutti gli storici dell’epoca e non,come Flavio Giuseppe.
    a questo punto, a proposito di ambientalismo, ricordare che dieci persone producono meno “bottiglie di plastica” che non cento,mille,un miliardo delle medesime, diventa del tutto inutile quando si vuole piegare alla propria arcobalenica visione del mondo persino Captain America OPS ! Giuseppe come oscenamente rappresentato in foto.

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