Roma, 27 set — La ricorderemo per due motivi: l’obbrobrio dei banchi a rotelle e quell’intervista a Venerdì di Repubblica in cui confessava che da giovane veniva bullizzata dai compagni di classe che la chiamavano «Cazzolina»: lo spoglio delle urne decreta il game over anche per Lucia Azzolina, ex ministro dell’Istruzione in tempo pandemico candidata con Impegno civico e impietosamente esclusa dai giochi elettorali. Tornerà a fare la preside, annuncia sui social, dopo la sconfitta all’uninominale nel collegio di Siracusa, la sua città.

Azzolina torna a fare la preside

Azzolina dirigerà l’Istituto comprensivo «Emanuele Giaracà» di Siracusa, dove si era messa in aspettativa nel 2018, anno del suo ingresso in parlamento. «Non ho mai pensato che la mia rielezione fosse prioritaria, salvaguardare le mie idee e la mia dignità sì. Se non fosse stato così, avrei ovviamente fatto altre scelte», ha scritto l’ex ministro in un post sui social in cui dice di non avere nulla da rimproverarsi. «Ho portato avanti la campagna elettorale parlando di progetti e di una chiara visione del nostro Paese, l’ho fatto con il cuore e con la testa senza cavalcare alcun populismo. Ho incontrato tantissime persone e ascoltato tante storie diverse, tutte accomunate dalla speranza di riscatto del nostro meridione e di dare un futuro migliore ai nostri giovani». I giovani faticheranno però a dimenticarsi la Dad, i distanziamenti, le assurde regole anti-Covid e soprattutto loro, i banchi a rotelle. 

L’incubo dei banchi a rotelle (la ricorderemo solo per questo) 

Costati in tutto 119 milioni di euro, i banchi a rotelle diventarono ben presto il simbolo dello sperpero di fondi pubblici in un momento drammatico per l’economia del Paese.  L’impareggiabile ex-commissario Arcuri ne aveva comprati 430mila per un costo unitario di circa 280 euro, diversamente dai banchi tradizionali che ne costano un terzo, circa 100 euro. Decantati come strumenti essenziali per prevenire il contagio, erano finiti al centro di un’indagine della Corte dei conti e della Guardia di finanza. Nel frattempo, durante il picco del contagio gli studenti continuavano ad ammassarsi come bestiame su mezzi pubblici insufficienti.
Bocciati persino da Guido Bertolaso,  li definì «un’enorme sciocchezza e pericolosissimi nei territori altamente sismici» dal momento che «proteggersi sotto i banchi può salvare la vita in caso di terremoto». Da ricordare anche la boutade di Azzolina contro chi guardava con perplessità l’iniziativa: «Mi attaccano perché sono donna, giovane e dei Cinque stelle». Agli italiani non mancherà nemmeno lei. La vogliamo salutare citando la sua canzone preferita (ipse dixit), «che è fantastica perché è la canzone della liberazione e non del comunismo»: Bella, Ciao!.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Mai così appropiata, una canzone stupida che si addice perfettamente a questi personaggi, belli ciao belli ciao ciao speriamo addio.

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