Roma, 13 apr – I beni culturali sono un disastro senza appello. Ne avevamo già denunciato le storture dopo i problemi espressi da un museo non certo di second’ordine come quello degli Uffizi, in difficoltà addirittura per mancanza di personale. Dopo la barzelletta della multa rifilata a Bergamo Alta per “esercizio abusivo della professione di guida”, però, la questione necessita di ulteriori approfondimenti.

Beni culturali, la stortura di difendere (giustamente) alcune categorie ma di distruggerne altre

Con lo stesso principio del – giusto e corretto – “esercizio abusivo della professione di guida” attuato nel caso di Bergamo, non si dovrebbe permettere a orde di volontari con zero qualifiche – e paghe simboliche – di impedire a centinaia di migliaia di laureati nelle discipline artistico museali di avere un lavoro regolarmente retribuito nei musei. Eppure, in Italia, avviene esattamente questo. Si tutela la categoria delle guide turistiche (ed è giusto), dall’altro lato si impedisce l’assunzione di lavoratori qualificati utilizzando lo stesso principio che al di fuori delle gallerie viene sanzionato: permettere l’impiego gratuito e non qualificato. Un disastro senza appello e senza alcuna possibile giustificazione etica.

Le associazioni di categoria sono tutte galoppine del Pd e della sinistra

La situazione non migliora se si guarda a chi – solo in teoria – si associa per combattere questo disastro. Chi si dichiara favorevole a uno Stato investitore nel settore, che assuma i lavoratori qualificati e che la pianti con la promozione del volontariato gratuito, di fatto, finisce nell’universo di dominio del Pd, ammesso e non concesso che sia mai nato sotto un’egida diversa.

È il caso dell’associazione “Mi riconosci?”, ufficialmente nata per contestare il precariato ultradominante in qualsiasi galleria o museo italiano – perfino quelli più prestigiosi – oltre che nei settori di interesse archeologico, ma su Facebook molto più interessata a promuovere le “manifestazioni antifasciste” promosse proprio dal partito che nei decenni scorsi (con nomi diversi) ha concretizzato la devastazione assoluta dell’investimento statale nel settore culturale: il Partito democratico. L’ultima perla è un post pubblicato ieri in cui i sedicenti difensori dei lavoratori nei beni culturali se la prendono con il governo Meloni indovinate per cosa? Per le assunzioni inesistenti? Ma no. Per la mancanza di un progetto serio di rivalutazione del settore? Per carità. Mancanza di investimenti? Neppure. La ragione della critica risiede nelle nuove multe e penalità che l’esecutivo di centrodestra ha deciso contro gli eco-vandali che imbrattano palazzi storici per protestare contro l’inquinamento. Gli stessi che imbrattano la loro materia di lavoro, ovvero l’arte. Che sarebbe un po’ come se un falegname se la prendesse con chi arresta chi gli brucia la legna e non con il piromane, grosso modo.

Il riassunto di questa tristissima storia qual è? Che in pochi mesi i presunti difensori dei lavoratori nel settore culturale sono già belli che schiavizzati al Pd e al suo impero, dominante anche senza essere eletto. Pronti ad obbedire come cagnolini ammaestrati, anche a costo di andare contro sé stessi.

Stelio Fergola

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