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Roma, 1 giu – Qual è la posizione di Silvio Berlusconi sul nuovo governo? Qualcosa avrà pur detto e magari, digitando su Google, si troveranno dichiarazioni dell’ex premier. Il fatto è che non frega niente a nessuno. Così, in sordina, senza far troppo rumore, l’uomo che ha dominato la politica italiana da metà degli anni ’90, che ha costretto tutti a polarizzarsi attorno alla sua figura, pro o contro, che ha suscitato odio ed entusiasmo, che ha fatto e disfatto, che ha condizionato il centrodestra fino all’altroieri, oggi non conta più nulla.

Certo, si può sempre giocare al retroscenismo da quattro soldi e immaginare che in realtà tutto rientri in un suo calcolo machiavellico, ma la realtà è che, alla fine, Matteo Salvini c’è riuscito a tagliare il cordone ombelicale con Silvio. Lo ha fatto in maniera rischiosa: l’avventura di governo con i grillini è un campo minato. Un eventuale disastro potrebbe ridare qualche anno di vita politica al Cav. Ma intanto l’ha fatto, e con i peggiori nemici del suo (ex?) alleato, che se ha sempre avuto un debole per il Pd renziano, ha invece maturato un odio viscerale, non nascosto, per i grillini, che del resto lo vorrebbero in galera.

Nell’ospizio della politica, Berlusconi si troverà a giocare a scopone (nessun doppio senso stavolta) con quelli che, nelle intenzioni di chi aveva scritto la legge elettorale, avrebbero dovuto essere, a quest’ora, i suoi alleati in un governo “di responsabilità”: quelli del Pd. Anche i piddini sono i grandi sconfitti di questo passaggio politico. Per carisma politico, ricchezza di argomenti e anche semplice presenza fisica, Maurizio Martina sembra legato al destino tragicomico di liquidatore fallimentare di una lunga e gloriosa (?) esperienza politica. Il “senatore semplice” Matteo Renzi, nel frattempo, proprio non ce la fa a farsi da parte e a mantenere il basso profilo, ma ogni sua uscita lascia perplessi persino i suoi fan della prima ora. Nel nuovo che avanza, l’unica figura che sgomita è Carlo Calenda, un tecnocrate pariolino che in queste ore si è riscoperto neopartigiano.

E, per qualche giorno, il Pd ha rischiato davvero di imbarcarsi nella folle avventura di un “fronte repubblicano” anti populista. Proprio così volevano chiamarlo: fronte repubblicano, in memoria di quei governi che già negli anni Trenta sbarrarono la strada al fasc… ah no. Il Pd, nato per avere quella che Veltroni, portando sfiga, definiva “vocazione maggioritaria”, si ritrova oggi isolato e diviso, con i suoi esponenti principali che probabilmente si dividerebbero in correnti anche se dovessero organizzare una partita di calcetto. E meno male che uno sprazzo di lucidità ha impedito loro di intestarsi il fallimento annunciato del governo Cottarelli. Peccato, il sostegno all’ennesimo governo tecnico sarebbe stato il colpo di grazia. Ora, certamente, c’è da vedere se il nuovo governo farà di meglio. Di peggio, comunque, è francamente impossibile.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Giusto così, articolo brillante e ineccepibile, quando martino e del riu sbraitano contro la luna è puro divertimento……… I dittatori che ci hanno regalato cinque anni di feccia africana varia ora ragliano contro i populisti fascisti…… piddini da eterna vergogna, ridicoli,siamo in un paese lurido e prostrato e questi ancora parlano……auguri .

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