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MayweatherRoma, 3 mag – Era considerato il match più importante di questo primo scorcio di secolo, paragonato al famoso Mohammed Alì vs Foreman. Un incontro di quelli storici da non perdere sia dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punto di vista economico.



Il campione dei pesi welter Floyd Mayweather, imbattibile sul ring e famoso per la sua ostentazione dei soldi guadagnati a palate in questi anni tanto da meritare il nomignolo di Money, contro lo sfidante Manny Pacquiao campione filippino, eroe e punto di riferimento per quel paese povero e dimenticato.

E’ stato il match di due stili e atteggiamenti pugilistici completamente differenti: da una parte il cinismo e la difesa attiva di Mayweather, pochi colpi ma precisi, e dall’altra la dinamicità e i ritmi forsennati di Pacquiao il boxeur dai mille colpi. Ma ha rappresentato anche l’incontro tra due personalità completamente differenti.

Da un lato il milionario vanitoso che pensa ad accumulare quattrini, con un passato difficile, cresciuto nella strada e con una turbolenta vita privata; dall’altro il parlamentare filippino che prega e aiuta gli altri, che suona e incide dischi per amore del proprio paese.

Insomma una sfida non solo tra due pugili ma anche tra due uomini agli antipodi. Eppure a modo loro di classe ne hanno avuta entrambi e gli appassionati di pugilato non potevano non perdersi un evento del genere.

Alla fine ha trionfato Mayweather ai punti ma non senza polemiche. Chi ha visto il match alle 5:30 di mattina ha assistito ad una condotta abbastanza preannunciata: Pacquiao che ha attaccato per quasi tutto l’incontro cercando con fatica di scardinare la guardia chiusa e intelligente dell’avversario, e Mayweather che si è difeso in maniera attiva schivando i colpi e girando intorno al suo inseguitore inserendo al momento giusto colpi precisi che gli hanno fatto acquisire punti preziosi. Da rilevare soprattutto la quarta ripresa nella quale Pacquiao ha messo in serio pericolo il verdetto del match scuotendo con un forte sinistro il campione Usa e costringendolo ad una difesa passiva.

A questo punto la parola dovrebbe passare agli esperti di pugilato e alle diverse concezioni che si ha del regolamento di questo sport. Secondo molti, per vincere un titolo o per difenderlo si dovrebbe fare molto di più di una semplice, seppur intelligente, difesa; bisognerebbe dimostrare più carica agonistica e spirito combattivo unito ai colpi messi a segno. Per alcuni, con una visione più schermistica della boxe, contano quasi esclusivamente i pugni che entrano a bersaglio indipendentemente dall’efficacia e dall’accusa che ne subisce l’avversario.

Se pensiamo poi che nel match di qualche anno fa quando Mayweather vinse il titolo mondiale contro De La Hoya il pugile americano ha usato sempre la stessa tattica sportiva con la differenza che in quell’occasione era lo sfidante e quindi che avrebbe dovuto osare qualcosa di più, sicuramente molte riflessioni rimangono da fare. Fatto sta che ormai Mayweather si trova a un incontro di differenza per raggiungere il record di imbattibilità di Rocky Marciano. Si proprio Rocky Marciano quell’italo americano che “picchiava come un fabbro”!

Francesco Amato

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