Roma, 28 ott – Un brigadiere spara tre colpi di arma da fuoco diretti a un comandante, prima di rinchiudersi in caserma. Avviene ad Asso (provincia di Como), come riporta Rainews.

Brigadiere, i tre colpi sparati contro il comandante

“L’ho ammazzato”. Sono le parole del brigadiere Antonio Milia, pronunciate dentro la caserma dei Carabinieri di Asso: parla del comandante di stazione, il luogotenente Doriano Fuceri. Milla ha sparato tre colpi contro Furceri: i testimoni hanno sentito distintamente il primo, poi dei lamenti e successivamente altri due spari. Nessuno è stato in grado di capire in quali condizioni fosse la vittima, dal momento che il brigadiere si è chiuso in un locale all’interno dell’edificio. Stamattina, alle 5.40, i carabinieri hanno compiuto un blitz nella caserma, trovando il cadavere di Fuceri e arrestando Milia. Il luogotenente era sposato, con tre figli. Il blitz, opera dei reparti speciali dell’Arma, ha anche liberato una donna carabiniere, presente in una camerata, e le famiglie di altri militari, che a quanto risulta non sono mai state in pericolo: ostaggi, dunque, tutti salvi e illesi.

La lunga notte di trattative e il profilo di Millia

Prima di fare irruzione, i militari hanno trattato per ore con il brigadiere Millia, responsabile dell’omicidio del comandante. L’uomo era da anni in servizio nel paese del Comasco, ma è noto che fosse stato sa ricoverato nel reparto di psichiatria dell’Ospedale sant’Anna di Como, per essere poi dimesso. Era stato ritenuto idoneo al servizio da una Commissione Medico Ospedaliera: pur rientrato in servizio, da quanto si apprende ieri era in ferie.

La vittima

La vittima, Fuceri, era stata trasferita ad Asso a febbraio. Proveniva da Bellano, in provincia di Lecco. Il motivo del trasferimento risiedeva anche in alcuni insulti che l’uomo riceveva, comunicati tramite delle scritte anonime sulle mura del paese. Esse facevano riferimento a un presunto intrigo amoroso del comandante con più di una donna sposata e ad eventuali “risposte” dei mariti. Il comando provinciale di Lecco così si era espresso: “I fatti che riguardano il comandante della stazione di Bellano sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e sono anche oggetto di un’autonoma inchiesta avviata dall’Arma dei carabinieri per stabilire i contorni della vicenda e anche per valutare la sussistenza o meno dei requisiti per la permanenza del militare nell’attuale incarico o di un eventuale trasferimento altrove, vanno verificati i fatti anche a tutela dell’interessato”. Che ci sia una relazione con l’attacco del brigadiere? È un’ipotesi che gli inquirenti stanno vagliando, ma di cui per ora non ci sono prove.

Alberto Celletti

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