Roma, 10 nov – Il prof di Roma “resiste” alla studentessa trans. Una vicenda che ha mandato su tutte le furie le associazioni Lgbt locali, riportata da Tgcom24.

“Io vedo una donna”. Così il prof si oppone al trans

“Io davanti ho una donna”, dice il prof, di fronte a una studentessa trans che replica per le rime. Avviene a Roma, al Liceo Scientifico Cavour. Il docente si è rivolto al trans sbarrando il nome che la giovane si era attribuita, firmando il compito in classe. Gli studenti ovviamente sono tutti con il trans e contro l’insegnante. Sulla pagina Instagram scrivono: “È successa una cosa gravissima. Un professore si è ripetutamente rifiutato di applicare la legge per il Piano personalizzato di studio e il regolamento per la Carriera Alias di uno studente che ha tutti i documenti in regola. ‘Io davanti ho una donna’, pronomi sbagliati, nome scelto sbarrato in un compito in classe. In un’altra classe frasi sessiste. E’ una mancanza di rispetto e della legge, oltre che una manifestazione di transfobia pura”. I ragazzi sono così aggressivi da chiedere “provvedimenti disciplinari contro il docente”.

Il docente eroe?

Viene da pensarlo, considerando il putiferio che gli si sta scatenando contro. Il trans ha sbraitato contro l’insegnante così: “Sono due anni che mi chiama signorina, ma da quest’anno c’è un regolamento che mi tutela, le scuse ricevute non bastano”. Il prof che si oppone alla cultura trans ha infatti rifiutato di applicare la carriera “alias”, ovvero la possibilità per gli alunni di auto-conferirsi un’identità differente rispetto a quella anagrafica. Il mondo Lgbt ovviamente ha sbottato, definendolo “un episodio imperdonabile”. Il collettivo sottolinea che dopo che lo studende ha ricevuto il suo compito in classe, firmato con il nome “alternativo”, lo ha trovato sbarrato dal docente. Da lì la polemica: “Non hai nessun diritto di farlo”. Il professore, però non si è arreso: “Davanti a me ho una donna, non posso riferirmi a te diversamente”. Eroe? Di sicuro, un coraggioso. Considerati i guai che dovrà passare soltanto per essersi rifiutato di sedersi di fronte a un pensiero, di fatto, ormai realmente oppressivo.

Alberto Celletti

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