Roma, 10 nov – Musica maestro. Riccardo Muti, che dirigerà il Don Giovanni di Mozart al Teatro Regio di Torino il prossimo 18 novembre, bacchetta la sinistra sulla cultura: “Non ha fatto niente”. Stronca la deriva politicamente corretta, esalta il patriottismo e dice no all’invasione di direttori stranieri in musei e teatri italiani. Un’intervista rilasciata a La Stampa tutta da gustare.

Così Riccardo Muti bacchetta sinistra e politicamente corretto

“In epoca di #Me Too, come sarebbe stato accolto il Don Giovanni di Mozart?”, viene chiesto al maestro. E lui risponde senza mezzi termini: “Il Don Giovanni ma anche Le Nozze di Figaro o il Così fan tutte, se si continua ad insistere spesso erroneamente sul politically correct, sarebbero stati censurati… La libertà per Don Giovanni è libertinaggio. Come avviene oggi quando vediamo azioni che impediscono la libertà di tutti. Imbrattare i quadri o buttare giù statue in nome di un’ideologia scambiata per libertà è violenza”.

Poi Muti massacra i libri scolastici “infarciti di ideologia”: “Ci sono uomini di grande cultura che si battono per la cultura. La scuola però è tremendamente in discesa. Non è formativa, non è al passo dei tempi. Quando leggo i libri dei miei nipoti in prima media non li capisco. Sono infarciti di ideologia politica a seconda dell’insegnante o della scuola”. Netta la presa di posizione anche contro quella che il maestro definisce una “invasione nei teatri lirici” di direttori stranieri. “A parte i miei 20 anni alla Scala e i 12 a Firenze, la mia carriera si è svolta tutta all’estero. Non posso e non devo quindi criticare le nomine degli stranieri. A Capodimonte, ad esempio, Sylvain Bellenger ha fatto un lavoro straordinario. Ma non mi capacito che ci sia stata questa invasione nei teatri lirici”, dice Muti.

Ancor più drastico il giudizio sulla cultura gestita dalla sinistra italiana: “Ci sono uomini di cultura di destra validi. La sinistra ha avuto e avrà intellettuali ma in questi anni non ha fatto molto per la cultura diffusa. Tutte le mie critiche sono figlie di un periodo di conduzione da parte della sinistra. Non conosco il nuovo ministro Sangiuliano. Starò a vedere. Spero che sappia ascoltare i veri uomini di cultura non per ricevere ordini ma per raccogliere consigli”.

“Difendere l’Italia a tutti i costi, Patria è una bella parola”

Il maestro si concentra poi sul significato di Patria, bandiera e patriottismo, a suo avviso fondamentali. “Nazionalismo è una parola pericolosa se usata male. Dobbiamo puntare di più sulla nostra identità. Noi abbiamo bellezze, valori e genialità in tutti i settori. Per questo motivo dall’estero ci attaccano. Sono gelosi e invidiosi”, fa notare Muti. “Amare il proprio Paese e credere nelle sue grandi qualità. Difenderlo sempre a tutti i costi. Quando sto in Italia sono molto critico, ma quando sono fuori guai a chi dice una mezza parola contro”. E ancora: “Patria è una bella e importante parola perché deriva da pater. Bisogna vedere come la si usa. C’è stato un periodo che a parlare di patria e bandiera si veniva tacciati di fascismo. E nessuno suonava più l’Inno di Mameli. Poi con Ciampi l’inno ha ritrovato la sua giusta collocazione”.

Alessandro Della Guglia

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