Roma, 20 mag – I cantieri sulle autostrade sono una sciagura. Non tanto per il lavoro di per sé, ma perché un servizio che dovrebbe garantire una percorrrenza più veloce viene rallentato alla stregua delle comuni superstrade. Ora, l’Antitrust sanziona Aspi, come riporta l’Agi, e apre – finalmente! – su una questione che non era mai stata discussa in termini concreti da decenni.

Cantieri sulle autostrade e la mafia dei prezzi

Perché pagare la percorrenza “veloce” su autostrade rallentate dalla presenza di cantieri continui, asfissianti e insopportabili? Non c’è altro che definirla una piccola mafia, quanto meno dei costi, considerando che un servizio che si paga andrebbe fornito e basta, salvo cause di forza maggiore (tipo il traffico nei giorni festivi, per intenderci, che non possono essere considerati responsabilità di alcuno).

Ora, ci sono autostrade, solo nell’esperienza limitata di chi scrive, che sono costantemente sotto cantiere. Si pensi alle tratte tra Toscana ed Emilia, si pensi alla Venezia – Trieste, che da anni è sotto lavori. Però si paga sempre lo stesso. Immaginate se tirassimo fuori gli esempi di tutti, quanti casi ci troveremmo a testimoniare. Per quello la sanzione dell’Antitrust di cui diamo notizia oggi è, se non altro, un piccolo movimento verso una direzione prima neanche immaginata (ed era grave che non lo fosse).

L’Antitrust e la sanzione all’Aspi

Via libera ai rimborsi, finalmente, per l’azione dell’Antitrust contro Autostrade per l’Italia. E i consumatori danneggiati dai ritardi dovuti ai cantieri matureranno il diritto di ottenere rimborsi tra il 25 e il 100% del pedaggio, a seconda della fascia di chilometri percorsa e del rallentamento.

Da maggio sono previsti rimborsi per ritardi a partire da 10 minuti per i viaggi fino a 99 km e di almeno 15 per le altre fasce (che arrivano anche a 500). Il tutto calcolando la velocità di crociera dei veicoli medi intorno ai 100 Km/h, e ai 70 km/h per quelli pesanti. Il procedimento “era stato avviato lo scorso mese di luglio dal momento che la società non aveva adottato alcuna misura che contemplasse una riduzione del pedaggio nei casi di grave disagio alla fruibilità del servizio autostradale, imputabile ad Aspi, e consistente in riduzioni delle corsie di marcia e/o specifiche limitazioni della velocità massima consentita con conseguenti code, rallentamenti e significativo aumento dei tempi di percorrenza”.

L’Aspi, dal canto suo, ha presentato un programma di rimborso progressivo del pedaggio, chiamato ‘Cashback’. Un programma “che è stato oggetto di analisi, di approfondimenti e di molteplici confronti sia con Aspi sia con il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Alla luce delle criticità emerse, il programma è stato modificato e perfezionato nell’ottica di realizzare un meccanismo che fosse in grado di compensare proporzionalmente e in modo adeguato i consumatori/utenti per i disagi subiti”.

Certo, è solo un inizio. Si potrebbe – ad esempio – pensare di ridurre temporaneamente i prezzi dei pedaggi quando una tratta autostradale è sotto cantiere, in modo da evitare inutili discussioni e disagi ulteriori per gli utenti. E non si capisce quale insormontabile limite “tecnico” possa esservi a un approccio di questo tipo.

Stelio Fergola

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