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Capaci ci portò via Giovanni Falcone, ma non la sua anima

by Stelio Fergola
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Capaci Giovanni Falcone

Roma, 23 mag – La strage di Capaci ci ha insegnato l’infinito del nostro essere. Perché in quella tragedia non finì un bel nulla. Anzi. Il testimone della lotta alla mafia, difficoltoso quanto pare, adombrato da una politica che continua a voler convivere con la criminalità, non muore. Giovanni Falcone ha lasciato un’eredità pazzesca. Ha riattivato un tema che era stato sepolto insieme al fascismo, l’unico prima del giudice a contrastare seriamente Cosa nostra e a ridurla ai mnimi termini, un fatto peraltro riconosciuto dallo stesso Falcone nel suo celebre Cose di cosa nostra, uscito poco prima del suo barbaro assassinio.

Capaci, Falcone e l’eredità di Mori

A Capaci qualcuno credette che la missione di Falcone fosse conclusa. Sbagliando. Il giudice è stato il primo dal secondo dopoguerra a rinvigorire la lotta a Cosa nostra e alla criminalità organizzata. Al punto da fare impazzire di rabbia i vertici del clan dominante corleonese e di quel Totò Riina dalla politica “guerrafondaia” non molto proficua in termini di proseliti mafiosi. Non è un caso che Bernardo Provenzano, una volta succedutogli alla guida dell’organizzazione, abbia cambiato decisamente registro. Le stragi non pagano, meglio lavorare sotto traccia. Ma nel frattempo l’eredità di Falcone era già stata lasciata. Nonostante la malafede di chi ha provato ad appropriarsene – e che continua a farlo – per questioni politiche ben poco onorevoli che non rendono giustizia all’eroe, prima ancora che all’uomo e al magistrato.

L’anima è eterna, e non è una frase fatta

Il portato culturale pazzesco che ha lasciato dietro di sé Giovanni Falcone non è in discussione. La stessa crisi che ha sconvolto Cosa Nostra nei decenni successivi ne é una prova, sebbene l’organizzazione sia putreoppo ancora viva e vegeta. Ma è incontestabile che il suo peso nello scacchiere della criminalità organizzata non sia più lo stesso di diversi decenni fa, come confermato da tutti i rapporti della Dia di questi ulltimi trent’anni Oggi, lo sappiamo bene, il vero nemico numero uno è la n’drangheta. In un Paese come l’Italia che però, con tutti i suoi difetti e inefficienze, resta pregno di una cultura antimafiosa che è come minimo speculare a quella mafiosa tanto inflazionata e propagandata.

L’Italia non ha mai accettato di legalizzare a tutto tondo la mafia, un processo che in Paesi come il Giappone, ad esempio, è in gran parte avvenuto. Prima di demoralizzarci e di autoriferirci i soliti insulti volti a ribadire che non valiamo niente, dovremmo ricordarci che ci sono realtà – assolutamente rispettabili e per la cui cultura chi scrive ha anche una sorta di venerazione – che si sono dimostrati sicuramente meno onorevoli di noi.  Ecco perché l’anima di Giovanni Falcone è eterna. Ecco perché il suo ruolo di eroe della Patria andrebbe enfatizzato nel senso più genuino di difesa della Nazione. Ecco perché, a Capaci, sono riusciti a toglierci un corpo. Ma non uno spirito che resta immortale.

Stelio Fergola

 

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