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Roma, 11 lug – La cittadina maremmana di Capalbio è ormai da tempo una meta turistica privilegiata dai cosiddetti “radical chic”. E in questi giorni vi è giunta la Nave della Tolleranza, monumento itinerante realizzato dal duo di artisti ucraini Ilya ed Emilia Kabakov. Si tratta di un’opera che – come rivela il nome – è dedicata ai “migranti” e alle loro tragedie: “La nave – hanno spiegato gli autori a Libero – è l’esempio del dialogo fra i popoli, dell’integrazione delle persone che appartengono a razze diverse, culture diverse, della difesa e del rispetto dei diritti civili e dell’uguaglianza”. La nave è già stata esposta a Venezia, Mosca, Londra, New York e Roma. Ora è la volta della campagna di Garavicchio, frazione di Capalbio.



Tutto bellissimo, se non fosse che un anno fa la ridente cittadina di Capalbio è stata teatro di un episodio a dir poco curioso. Alla notizia del prossimo arrivo di 50 richiedenti asilo – in attuazione della ridistribuzione dei migranti tra i comuni italiani decisa dal governo – i villeggianti radical chic non si precipitarono ad accogliere i nuovi arrivati con i cartelli “refugees welcome”, come c’era da aspettarsi. Al contrario, ci fu una vera e propria sollevazione di popolo. Il sindaco Luigi Bellumori, eletto tra le file del Pd, spiegò con sommo sprezzo del ridicolo il diniego di Capalbio ad ospitare i bisognosi migranti: “Qui ci sono ville di gran lusso, è l’area più residenziale della perla della Maremma. Come Capri e Portofino, Capalbio accoglie turismo culturale. Con 19mila ettari, bisognava metterli proprio lì?”. Alla fine i radical chic, mobilitando mari e monti, la spuntarono, sicché non arrivò nessun immigrato a turbare la quiete di lor signori.

Ora, a un anno di distanza, giunge in città la Nave della Tolleranza, accolta con somma soddisfazione delle autorità locali. Tra le attività correlate all’esposizione del monumento itinerante, è previsto che gli alunni delle scuole di Capalbio e Grosseto dipingano i quadri delle tele che compongono le vele della nave. La morale della favola, tuttavia, sembra sia questa: l’accoglienza è bella e buona solo tra un’apericena, una mostra di croste spacciate per arte, e un bicchiere di mojito su una spiaggia assolata. Una roba da salotto radical chic, insomma. L’importante, beninteso, è quel salotto non sia il loro.

Elena Sempione

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