Roma, 29 mar – Charlotte Angie, all’anagrafe Carol Maltesi, è la pornostar uccisa sui cui dettagli della morte solo di recente sono emersi sviluppi, riportati da BresciaToday. Ma oltre alla cronaca temporale del delitto (il corpo sarebbe rimasto, fatto a pezzi, nel congelatore della vittima, prima che l’assassino provasse a liberarsene lo scorso 20 marzo), ci sarebbero nuovi, macabri dettagli, pubblicati da BsNews.

Charlotte Angie, come è stata uccisa la pornostar

La ragazza sarebbe stata uccisa nel suo appartamento, al termine di un litigio violento con l’ex-fidanzato, un 43enne che ha poi dichiarato di “aver agito a causa di un raptus”. L’uomo ha fatto a pezzi la donna e nascondendone i resti nell’abitazione per diversi mesi. Poi, il 20 marzo, la decisione di sbarazzarsi del corpo. Ma il piano ha avuto vita breve. I 4 sacchi con i resti della vittima sono stati trovati poche ore dopo da un 60enne del posto, che ne aveva aperta una, ritrovando così pezzi del cadavere. Dopo innumerevoli difficoltà nell’identificare la vittima i carabinieri avevano pubblicato un comunicato con cui descrivevano alcuni tatuaggi ancora visibili sul corpo della donna. I disegni – riconosciuti da diverse persone – hanno così permesso di identificarla.

Le chat “postumo”: l’assassino rispondeva al posto della donna?

BsNews ha provato a parlare con la ragazza via chat almeno sei giorni dopo l’omicidio. Ed evidentemente, i messaggi non potevano che essere partiti dall’assassino. Il passaggio interessante dell’articolo cita: “Quelle foto, sommate alla conversazione via WhatsApp avuta la sera precedente con il numero di telefono intestato alla donna, ci hanno posto di fronte al dubbio reale di aver parlato con qualcuno che era in possesso del telefono della donna uccisa. L’assassino? A quel punto abbiamo deciso di pubblicare una parte dell’inchiesta, senza nomi o riferimenti precisi per tutelare i familiari, e di avvisare contestualmente i Carabinieri di BresciaChat”  (Fonte: www.bsnews.it). Sul sito è possibile leggere le trascrizioni dei messaggi.

Alberto Celletti

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