Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 27 giu – Avrete senz’altro visto iquesti giorni il bel faccino di Giorgia Linardi, immortalato a più riprese dalla banchina del porto di Lampedusa, dove la nave della Ong tedesca Sea Watch sta cercando di sbarcare, illegalmente, l’ennesimo carico di immigrati clandestini.

Giorgia Linardi, classe 1990, nelle interviste ama fare il punto su come metà della sua famiglia sia siciliana, di un paese vicino al famigerato Cara di Mineo e di come, negli anni dell’adolescenza, la vicinanza con il centro d’accoglienza le abbia provocato un tale terremoto interiore da spingerla a studiare le vicende degli immigrati. Molto più prosaicamente, la Linardi è nata e cresciuta a Como. Figlia di un legale e di mamma medico, nell’intervista da lei rilasciata alla rivista femminile Elle, la sua famiglia viene definita “calda e borghese”. Si è laureata in diritto internazionale a Ginevra, in Svizzera, dove si è specializzata in “migrazioni internazionali” e dove ha anche conseguito un master. Nella sua carriera di studente di discipline giuridiche, ha collaborato con la Gender Equality Division dello Unaids, il programma delle Nazioni Unite per la gestione dell’emergenza Aids.

Un’eroina romantica

A differenza della sua “collega” di Sea Watch Carola Rackete, che con la sua capigliatura afro e il piglio mascolino da capitano di vascello è la perfetta impersonificazione della pasionaria senza macchia e senza paura, la Linardi è la “cocca” delle riviste femminili patinate come, appunto Elle o Donna Moderna. In due interviste rilasciate per queste testate se ne fa quasi una romantica agiografia coi toni di un libro di Camilleri: “Un giorno mi telefona mia nonna, siciliana” si legge nella sua intervista per Elle, “Era in compagnia delle sue amiche di sempre, la Michelina Straffalaci, l’Eufrosina Bellofiore, la Fina Caruso… Mi telefona e mi dice: “Amore, giuritta mia… Ma è vero che sei collusa con gli scafisti?”. Il fatto che l’organizzazione di cui è portavoce sia stata accusata di utilizzare dei metodi criminali per il recupero dei clandestini in mare ha ben poco di romantico, ma la stampa rosa ha il potere di rendere affascinante anche questo.

Ribelle col vestito di chiffon

Della stessa materia sembra essere intessuto il ritratto romantico che ne fa Donna Moderna, in cui viene evidenziata sia la capacità della Linardi di tenere in piedi i rapporti di Sea Watch con il mondo esterno sia quella – immancabile – di mantenere viva la sua femminilità. “Pochi giorni fa ero ad Agrigento per l’inchiesta sulla Sea Watch 3 (…) Passando per la via principale ho visto un abito bellissimo e, dato che quest’estate ho un sacco di matrimoni ma non riesco mai a organizzarmi su nulla, tempo mezz’ora l’ho comprato. Così, il vestito di chiffon è finito nel mio zaino (…) In fondo siamo tutti persone: si può portare avanti una battaglia, imbarcarsi sulle navi di soccorso e, al tempo stesso, concedersi un momento per distrarsi e avere voglia di un gesto di femminilità“. Con un solo paragrafetto del genere, la Linardi è diventato l’idolo neo femminista che lettrici di Donna Moderna, ragazze diversamente “impegnate”, stavano cercando.

Ma nel contraddittorio perde la faccia

Peccato che poi nei suoi interventi televisivi, la bionda ed eterea Linardi rimedi delle sonore figuracce quando viene posta davanti ad un contraddittorio. La sua “lite” tv con Diego Fusaro ne è un esempio. Quando Fusaro sostiene che le Ong siano finanziate da “signori del capitale come George Soros” che, va da sé, non fanno nulla senza un preciso ritorno economico, la Linardi dice di non trovare niente di male nel fatto che il “filantropo” ungherese finanzi organizzazioni come la Sea Watch, e ha ammesso candidamente di sentirsi “fuoriluogo” perché, nello studio (molto ospitale, per lei) di L’aria che tira si parlava di geopolitica, crisi economiche e diplomatiche quando lei voleva solo parlare dei clandestini in mare. Con un curriculum di studi come il suo, ci si aspetterebbe che sappia almeno capire e spiegare le dinamiche dietro i flussi migratori, invece la Linardi preferisce porre l’accento sulla pietas.

Sempre a L’aria che tira, Francesco Borgonovo la accusa di aver fatto un comizio: quando alla bella bionda viene domandato dal giornalista de La Verità chi vorrebbe mai far morire persone in mare, la Linardi risponde secca “Salvini”, evidenziando la sua “buona fede” politica. Borgonovo correttamente si chiede come mai la Linardi e la sua Ong prima del 2016 non lanciassero l’allarme sui flussi migratori e come mai non si trovino a soccorrere clandestini nell’Egeo: in breve, la accusa di fare propaganda politica contro il governo piuttosto che azioni umanitarie. Quando si tratta di sostenere, appunto, una querelle mediatica, sebbene la Linardi sia molto coccolata da un certo establishment (Myrta Merlino, Bianca Berlinguer e compagnia cantante) a parte saper recitare la lezioncina a memoria non sa aggiungere altro se non un eco del simpsoniano “i bambini, qualcuno pensi ai bambini”. Senza “perdere la femminilità”, ovvio.

Ilaria Paoletti

8 Commenti

  1. La solita annoiata figlia di papà, con le idee a sinistra e il portafogli a destra, che cerca di dare un senso alla sua inutile e vuota vita. A me piacerebbe tanto che a questi “buonisti” che sbraitano di razzismo piazzassero una decina di migranti, “ospiti” nella casa a fianco della loro. Poi vedi come cambierebbero al volo idea su integrazione e accoglienza. Vai a rompere le palle in Libia… spero che becchino e ti dimostrino la loro civiltà.

  2. Il ritratto che emerge dall’articolo qui sopra é quello della classica radical chic, francamente mi sarei stupito del contrario; generalmente questi attivisti provengono da famiglie molto agiate, non gliene farei una colpa, benché certo questo incide non poco nel permettere a costoro di assurgere agli onori delle cronache.
    Quanto ai dettagli ricavati dalle precedenti interviste rilasciate ai settimanali di moda … beh, chi se ne frega.
    Non credo che questa ragazza meriti tutta questa attenzione, né un particolare accanimento, detto da uno che probabilmente non ne condivide neppure un solo punto di vista

  3. Leggendo questo articolo rabbrividisco, specie perché scritto da una donna. I commenti che seguono sono la degna conclusione del livello raggiunto da chi lo ha scritto: bassissimo.

Commenta